Le Regioni richiedono sempre più professionisti sanitari di origine straniera

(ASI) In Italia per far fronte alla carenza di personale sanitario, chiamare medici e infermieri stranieri sembra essere l’ultima risorsa disponibile. La speranza è quella di trovare una soluzione alla situazione, giunta ad uno stadio emergenziale. Una strategia che si pensa di adottare in diverse regioni del bel Paese, tra cui la Lombardia, come annunciato nei giorni scorsi da Guido Bertolaso. L’assessore al Welfare della Lombardia vorrebbe portare in Italia oltre 3mila infermieri e 500 medici direttamente dal Sudamerica. 

Questa soluzione non trova i consensi fra tutti gli addetti ai lavori del settore sanità, tra chi insiste sulla necessità di dare più spazio a medici e infermieri nostrani, chi ha timore dello scoglio delle difficoltà della lingua parlata o delle diverse competenze che potrebbero sussistere. Altri ancora, ravvisano in questi atteggiamenti delle perplessità legate a pregiudizi.

Campane diverse ma la voce che grida allo stop di soluzioni “tappabuchi” è univoca: il personale sanitario in Italia è ridotto ai minimi termini; bisogna trovare una soluzione per impedirne l’esodo all’estero. Modifiche all’intero sistema organizzativo della sanità sono urgenti oltre che necessarie.

Per quanto riguarda la situazione della carenza dei medici, infermieri, fisiatri e farmacisti – queste sono attualmente le quattro figure che vengono richieste maggiormente – possiamo dire che ormai è una patologia cronica.

L’AMSI (Associazione Medici Di Origine Straniera In Italia) ha il merito di aver cominciato a denunciare 15 anni fa questa situazione, invitando tutti, politici, associazioni, sindacati, a cominciare insieme una programmazione, affinché non si arrivasse ad una situazione così grave.

«Avevamo un quadro anche di ciò che accadeva a livello internazionale: avevamo capito che questa carenza sussisteva non solo in Italia, dicono i vertici di Amsi. Siamo davanti ad una situazione desertica dal punto di vista sanitario. Un secondo elemento poi è da tenere in considerazione: negli ultimi cinque anni abbiamo ricevuto più di 8.000 richieste di medici, specialisti, infermieri, fisiatri e farmacisti da tutte le regioni, sia pubblico che dal privato. In entrambi i settori le richieste maggiori arrivano per il pronto soccorso, ortopedia, fisiatria, chirurgia generale, emergenza, anestesia, radiologia e ginecologia».

Foad Aodi - Agenzia Stampa Italia

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