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Italia

Una società senza valori, ansiosa e malata, sta inguaiando i ragazzi, alla ricerca disperata di psicologi

Di Redazione ASI 3 Giugno 2023 – 18:13 3 min di lettura

(ASI) Nelle scuole i genitori protestano perché c’è un solo psicologo, ce ne vogliono almeno tre. Sono stato fortemente colpito da questa notizia, che da Nord a Sud scuote il mondo della scuola e non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Che succede?

Succede che i ragazzi sono vittime dell’ansia eccessiva, grave, ingiustificata, patologica. Uno studio degli Stati Uniti riassume così il fenomeno: “L’uso eccessivo delle piattaforme sta facendo aumentare le diagnosi cliniche di ansia e depressione tra gli adolescenti, e le visite al pronto soccorso per atti di autolesionismo e intenzioni suicide: nella prima adolescenza, quando si stanno formando identità e senso di autostima, lo sviluppo del cervello è particolarmente suscettibile alle pressioni sociali, alle opinioni dei pari e al confronto tra pari”.  

Il Corriere della Sera ha dedicato una pagina alle profonde, interessanti, preoccupanti analisi del professor Massimo Ammaniti. “Secondo uno studio internazionale negli adolescenti i disturbi di ansia sono passati dall’11 al 21 per cento e dal 10 al 23 i sintomi depressivi. Vuol dire - spiega il professore - che un ragazzo su quattro sta male. Si sono moltiplicati i disturbi alimentari e i fenomeni di autolesionismo. E questo avviene tra le ragazze. Prima il disagio dei giovani era un’eccezione, ora è un’epidemia. Bisognerebbe rendersene conto in tempo. È bene che lo sappiano i genitori, gli insegnanti, le autorità”.  E il primo problema, aggiungo io, credo che sia proprio questo: che forse non lo sanno, o, peggio, non hanno capito la gravità e la frequenza. “Ora è il gruppo dei coetanei la palestra dove allenarsi alla vita, quella in cui si realizza il proprio sé, la propria identità, nel fuoco di un rapporto di confronto con altri coetanei che ti giudicano, ti accolgono o ti respingono. Ma tutto avviene, diversamente dal passato, in una dimensione pubblica, nella fornace dei social, che sono spietati e agonistici. Pensiamo agli effetti del reveng porn per le ragazze. Valanghe che in un momento possono distruggere vite, come il bullismo nei social.  I fratelli, quelli veri, non ci sono più.

Se si fa un figlio è già tanto. Questo accresce il senso di solitudine. E così tutto si sposta nella dimensione del gruppo, in cui prevale costantemente il confronto con gli altri, il timore di un giudizio che ora circola velocemente e universalmente. L’adolescente aspetta il riconoscimento del gruppo e nel modo in cui gli altri lo guardano percepisce la propria immagine. Ma nel gruppo, inevitabilmente, c’è competizione, gelosia, talvolta sopraffazione e persino la tendenza a diventare complici. Il gruppo può diventare branco. I social comportano molte cose che nessuna generazione ha conosciuto prima. Ci si deve autodefinire, si deve mettere il proprio volto e il proprio corpo in mostra, si misura quanti ti seguono. È molto facile diventare uno sfigato o un soggetto. È l’incubo più diffuso. E, comunque si alimenta, al fondo, un timore eccessivo del giudizio degli altri. Ora - ha detto ancora Ammaniti - le tecnologie funzionano da babysitter. Si mettono i bambini davanti ad un video per stare in pace.

Ma secondo me non è giusto dare un cellulare in mano prima dei dodici anni, non è giusto che lo usino dopo le 21,30 e penso che non bisogna stare in classe con questi strumenti che stanno diventando un arto e non più un mezzo di comunicazione. Restituire ai ragazzi la possibilità di fruire il tempo senza la segmentazione tipica dei social significa aumentare la soglia della loro possibile concentrazione e fornire tempo e libertà alla loro fantasia. Ma è tutta la società a coltivare l’egolatria, un aspetto narcisistico frutto della precoce e selvaggia esposizione di sé in pubblico.  Si è sempre e solo concentrati su sé stessi, ci viene insegnato che l’altro è un concorrente  o un pericolo. Ciò che invece bisognerebbe far percepire è che l’autostima non è legata solo al giudizio degli altri o del gruppo, ma è il risultato del superamento dei propri limiti, dalla capacità di mettersi alla prova, dalla disponibilità a perdere per poi, magari, vincere”. Invece, questa società, senza principi e senza valori, vive, abbrutita, con l’ansia, l’angoscia, il tormento, l’affanno della prestazione.

Fortunato Vinci – www.lidealiberale. com – Agenzia Stampa Italia             

 

Fonte: Foto di teeveesee da Pixabay

Nota della Redazione

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