(ASI) Nova Levante (BZ) - In tutta onestà non me l'aspettavo. Sinora ero convinto che i danni della tempesta vaia, quel fortissimo vento che ha soffiato quasi a 200 km/h tra il 27 ed il 29 ottobre 2018 avessero coinvolto il Bellunese, l'Agordino, l'Altopiano di Asiago, la Trentina Val di Fiemme, e mai avrei immaginato che invece l'uragano avesse raggiunto anche la Val di Fassa, spostandosi persino nella Val d'Ega, distruggendo il paesaggio paradisiaco del Lago di Carezza, meta di turisti da tutto il mondo.

Solamente nelle Valli di Fassa e Fiemme, sono stati abbattuti circa quattro milioni di alberi. Questo ha comportato, secondo il sito della Provincia di Trento, "anche l'inagibilità temporanea di vari percorsi escursionistici. La stima iniziale dei sentieri interrotti, parzialmente o totalmente, è di oltre 400 percorsi per un totale di oltre 2.000 chilometri. Quelli più danneggiati si trovano all'interno delle aree boscate e presentano danni sia derivanti dalla presenza di numerose piante schiantate che da fenomeni erosivi dei suoli, che impediscono il passaggi agli escursionisti a piedi, a chi utilizza la mountain-bike, a chi fa scialpinismo, trekking, ippotrekking, con conseguenze negative in termini di fruibilità del territorio anche a fini sportivi e turistici. Le aree maggiormente danneggiate sono situate nel Trentino orientale ma si trovano sentieri danneggiati anche nel Trentino occidentale".

I trentini e gli altoatesini non si sono persi d'animo. Dopo un Natale tristissimo, ove gli alberi distrutti potevano trovarsi ovunque, le strade erano isolate, e le comunicazioni interrotte, si è giunti all'estate, alle porte di ferragosto. Il 90% dei sentieri sono stati ripristinati, grazie allo sforzo congiunto di volontari, ditte specializzate e ad uno spirito d'iniziativa mai domo. Ed il risultato c'è stato. Attraversando certi boschi, soprattutto nella Val d'Ega, si ha l'impressione di avere assistito ad un bombardamento, o che sia appena terminata una guerra mondiale. Cataste di legna, vicine alle escavatrici e ai mezzi per disboscare campeggiano ovunque. Eppure, i sentieri sono frequentati, le famiglie con bambini giocano senza problemi nelle accoglienti malghe dell'Alto Adige, ed il Lago di Carezza è tuttora, affollatissimo, tanto da dover mettersi in coda per parcheggiare o per scendere dal bus. La natura ha giocato un bruttissimo scherzo. Il paesaggio è a tratti irriconoscibile, ed i boschi rinasceranno tra più di cent'anni. Nostro dovere è proteggere quest'ambiente unico, Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco. Nostro compito è insegnare che esiste un prima ed un dopo, e in pochi secondi un territorio fantastico ha visto un cambiamento radicale. Bisogna comprendere che abbandonare del vetro in un bosco, comporta uno smaltimento in quattromila (!) anni, oppure un mozzicone di sigaretta nel terreno è in grado di liberare 5000 sostanze tossiche. Il rifiuto più diffuso è da sempre il fazzoletto di carta. Non è difficile portarselo con sé a valle, o eliminarlo in una malga ove effettuare una pausa rilassante, gustando le prelibatezze dei contadini altoatesini e trentini. E' comodo trovare a 2000 metri di quota, sempre per l'efficienza trentina, una presa elettrica per caricare la bicicletta a pedalata assistita. E allora, allo stesso tempo, dobbiamo essere coscienziosi e previdenti nei confronti della natura.

Il Trentino Alto - Adige sta rinascendo, e i flussi turistici, anche quest'anno, non sono mancati. Ora, il compito maggiore spetta a noi. Educando le nuove generazioni, trovando il coraggio di far rinascere le Dolomiti, più belle di prima.

 Valentino Quintana inviato per  Agenzia Stampa Italia

 

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