Martedì, 4 Agosto 2026
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Italia

Estate, Coldiretti, addio a IV primavera più calda di sempre

(ASI) Arriva l’estate dopo una primavera che si è classificata come la quarta più calda di sempre sul pianeta a livello climatologico facendo registrare una temperatura media sulla superficie della terra e degli oceani, addirittura superiore di 0,77 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo.

Di Redazione ASI 21 Giugno 2018 – 07:33 2 min di lettura

È quanto emerge dalle elaborazioni Coldiretti sulla base della banca dati Noaa, il National Climatic Data Centre che rileva i dati dal 1880. Si tratta – sottolinea la Coldiretti - di una conferma della tendenza al cambiamento climatico che si avverte anche in Italia dove la primavera 2018 è stata la quarta più bollente dal 1800 secondo Isac Cnr che ha rilevato peraltro la caduta del 21% di precipitazioni in piu’, rispetto alla media del periodo storico. L’andamento anomalo di quest’anno si è manifestato - continua la Coldiretti – con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense e il rapido passaggio dal sole al maltempo. Le precipitazioni primaverili sono importanti per ristabilire le scorte idriche necessarie per l’estate, ma l’acqua – precisa la Coldiretti – per poter essere assorbita dal terreno deve cadere in modo continuo e non violento. La primavera è stata invece sconvolta da nubifragi, bombe d’acqua, grandinate, trombe d’aria e violenti temporali che hanno colpito a macchia di leopardo la Penisola, con danni per oltre mezzo miliardo all’agricoltura dall’inizio dell’anno secondo le stime della Coldiretti. La grandine è l’evento piu’ temuto dagli agricoltori in questa fase stagionale per i danni irreversibili che provoca alle colture rovinando un intero anno di lavoro mentre gli acquazzoni aggravano i danni con smottamenti, frane ed esondazioni su un territorio più fragile dove – riferisce la Coldiretti – sono 7145 i comuni complessivamente a rischio frane e alluvioni, l’88,3% del totale. Un risultato provocato da un modello di sviluppo sbagliato che negli ultimi 25 anni – conclude la Coldiretti – ha ridotto a meno di 13 milioni di ettari le aree agricole a vantaggio dell’abbandono e della cementificazione.

 

Nota della Redazione

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