(ASI) Sulmona (AQ) – L'opinione pubblica nazionale e mondiale è rimasta fortemente colpita dai danni causati da incendi dolosi alla flora e alla fauna dei parchi e delle aree protette dell'Abruzzo, la regione verde d'Europa, dove vivono circa il 70% delle specie animali protette del Vecchio Continente come il Lupo Appenninico e l'Orso Marsicano.

Focolai di incendi che spuntano misteriosamente come se fossero funghi, devastando i millenari boschi abruzzesi, cambiando i connotati ai luoghi dell'identità e della memoria collettiva di un popolo che vive su una terra che profanata rischia di non essere più la stessa.

L'alto numero di incendi scoppiati per mano dolosa, la scarsità di mezzi o l'impossibilità ad utilizzarli a causa dei tagli fatti dagli ultimi governi con finanche l'accorpamento del Corpo Forestale dello Stato all'Arma dei Carabinieri che ne ha fortemente penalizzato l'operato a guardia dei boschi, ha inizialmente spiazzato i soccorsi, incapaci di contrastare efficacemente le fiamme nel breve periodo, a tal punto che l'Italia ha dovuto chiedere l'intervento del sistema integrato di protezione civile europea, a cui ha risposto positivamente la Francia, inviandoci due Canader.

Addirittura, notizia dell'ultima ora, a causa della gravità della situazione, a seguito di un accordo tra il Capo della Protezione Civile Angelo Borrelli e il Generale Tullio Del Sette, Comandante dell'Arma dei Carabinieri, gli ex Forestali torneranno in campo per l'emergenza incendi con pieni poteri e non solo per attività investigativa e sanzionatoria. Una decisione che sicuramente avrà delle ripercussioni a livello nazionale e che mette seriamente in discussione la bontà della Riforma “Madia”, dopo la sentenza del Tar Abruzzo che aveva dichiarato incostituzionale il passaggio dei Forestali ai Carabinieri.

Ma, intanto nell'opinione pubblica abruzzese e non solo, ci si interroga su chi possa aver appiccato questi incendi che oltre ad aver pressoché distrutto intere aree protette e riserve naturali, hanno messo a rischio l'incolumità di alcuni centri abitati attigui ai boschi.

Molti Comuni colpiti o limitrofi alle zone incendiate, si sono organizzati con delle vere e proprie ronde di sicurezza e prevenzione.

L'area sicuramente più colpita è quella della Valle Peligna, il sulmonese, dove gli incendi sono all'ordine del giorno. Qui, è andato pressoché in fumo il bosco sacro di Celestino V, sul Monte Morrone che continua a bruciare da giorni, alzando alte colonne di fumo.

 

Intanto, gli inquirenti si sono messi in moto con le indagini. Noi per capire bene cosa sta accadendo, abbiamo intervistato il Procuratore Capo di Sulmona, il Dott. Giuseppe Bellelli a cui abbiamo posto alcune domande:

Dott. Bellelli, che idea si è fatto di quello che sta succedendo in Abruzzo, ed in particolare nella Valle Peligna, con l'emergenza incendi?

“L’idea è che non ci sia nulla di casuale, ma che si tratta di attività prodotte da un disegno criminoso”

Chi e cosa può aver causato questi incendi? Con quale scopo?

“Sono in corso indagini per acquisire elementi utili a ricostruire cause circostanze e modalita’,  risalire al movente ed agli autori”

Tramite le indagini effettuate, quali tecniche sono state usate per appiccare gli incendi?

“Sono stati acquisiti reperti che potrebbero costituire parti di inneschi, ma occorre compiere accertamenti tecnici a riguardo”.

Dopo il tremendo inverno nevoso che fra mille disagi ha trovato il suo drammatico epilogo nella tragedia di Rigopiano, questa estate abruzzese 2017, verrà sicuramente ricordata per gli incendi nei boschi: secondo lei, cosa non funziona più come in passato nella gestione, nella sicurezza, e nel controllo del territorio?

“Mi riporto integralmente alla mia intervista pubblicata sul quotidiano “Il Centro” . Come cittadino che ha la possibilità di vedere determinate situazioni da un particolare punto di osservazione, ho constato che siamo un paese impoverito nelle risorse economiche collettive. Ce lo dicono la riduzione dei presidi di uomini e mezzi delle forze dell’ordine, la carenza di mezzi e di memoria per realizzare nuovi edifici scolastici , per affrontare la prevenzione del dissesto idrogeologico, dei danni da sisma, dei danni da valanga , degli incendi boschivi anche in aree protette , per la manutenzione delle strade dissestate”.

Quale ritiene il metodo più idoneo per la prevenzione degli incendi boschivi?

“Non spetta a me indicarlo e non ho le competenze di chi professionalmente si occupa di prevenzione incendi . Nella mia intervista su “Il Centro” ho detto qualcosa in proposito, ma si tratta solo di considerazioni mie sulla base della esperienza di questi giorni, avendo constatato come interventi di spegnimento a terra tempestivi avrebbero permesso di domare il fuoco prima che si propagasse ulteriormente. Sicuramente, occorre sapere guardare avanti e non limitarsi a correre dietro alle emergenze”.

Cosa rischia, codice penale alla mano, chi brucia un bosco?

“Per l’incendio doloso da 4 a 10 anni di reclusione ( articolo 423 bis codice penale ), con aumento fino ad un terzo nelle ipotesi aggravate di incendi in aree protette o che cagionano danno grave all’ambiente. E certamente, i casi di cui ci occupiamo rientrano in queste ipotesi aggravate”.

Ritiene che sia in atto un tentativo di distruzione della memoria storica del nostro territorio e di tutto il Centro Italia?

“Non lo so. Certamente la memoria cammina anche lungo i sentieri, nei boschi, nei pascoli,negli eremi delle nostre montagne bruciate”.

Quali sono i prossimi passi che porterete avanti dal punto di vista investigativo?

“Lavoriamo con attenzione e senza pregiudizi, non senza difficoltà, per questo e non solo per il segreto investigativo , non posso dire quali saranno i prossimi passi”.

Cristiano Vignali – Agenzia Stampa Italia

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