(ASI) Perugia – Nella sera di mercoledì 1° marzo, Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse è deceduto. La destra italiana piange un’altra sua figura carismatica che se ne va.   

Nome quello di Staiti lungo, tipico delle famiglie nelle cui vene scorre il “sangue blu”: difatti egli era di origine nobile. Nato a Taranto il 2 dicembre 1932, fin da giovane proseguì la “fascistissima” tradizione di famiglia iscrivendosi nel 1949 al Movimento Sociale Italiano.

Benché Staiti avesse avuto i natali al sud, la sua carriera politica la maturò tutta nel nord Italia. Militando prima nelle file del Fronte Universitario di Azione Nazionale – l’organizzazione universitaria vicina all’MSI –, ricoprì poi il ruolo di Segretario provinciale del partito a Pavia dal 1960 al 1966 e a Milano dal 1978 al 1981. Nel 1970 divenne Consigliere comunale a Milano, e nella città meneghina Tomaso Staiti fu una delle figure più importanti della destra del tempo.

Gli anni della lotta politica di Staiti furono in particolare i sanguinosi “Anni di piombo”. Un tempo dell’Italia dove il politico missino rappresentò con indefesso coraggio le ragioni del popolo della Fiamma Tricolore, in una città come fu anche Milano dove il motto “uccidere un fascista non è reato” accompagnò la tragica morte del giovanissimo militante missino Sergio Ramelli, sprangato a colpi di chiave inglese sotto la sua casa.

Il “Barone Nero” – così venne appellato Staiti – fu una figura emblematica. D’una raffinata eleganza nel vestiario e dall’oratoria diretta e pungente, era anche capace di dismettere i panni dell’uomo elegante per condurre manifestazioni di piazza che non di rado si concludeva in scontri, nei quali Staiti non si è mai tirato indietro. Il politico missino non abbandonò mai i suoi militanti reclusi nelle “patrie galere”, cercando di essere d’aiuto non solo a loro dietro le sbarre, ma anche alle famiglie dei “Camerati” imprigionati.

Del Movimento Sociale Italiano ne divenne anche deputato nel 1979. Nel partito Tomaso Staiti era un uomo di comprovata fede ideale, ma si riteneva totalmente estraneo ai rituali nostalgici presenti nell’ambiente neofascista. Rimproverando a Giorgio Almirante l’immobilismo politico, si schierò nella corrente “moderata” di Pino Romualdi e negli anni ottanta insieme a Domenico Mennitti e Beppe Niccolai, diede vita alla corrente “eretica” e “socialisteggiante” di “Segnali di Vita” dalla profonda visione innovatrice per le future direzioni del partito; corrente con la quale Staiti si candidò alla Segreteria nazionale dell’MSI sfidando la leadership di Almirante nel congresso del 1984.

Abbandonato il partito nel 1991 in contrasto con la rielezione di Gianfranco Fini a Segretario, Tomaso Staiti non si riconobbe nemmeno nella “Svolta di Fiuggi” del 1995 dalla quale prese vita Alleanza Nazionale. Con Pino Rauti, invece, fondò il Movimento Sociale – Fiamma Tricolore: il partito dei missini che avevano rigettato la fine dell’MSI, fieri di continuare la battaglia politica iniziata nel lontano 26 dicembre 1946 dai Fascisti senza più il Fascismo.

A 70 anni da poco compiuti dalla fondazione del Movimento Sociale Italiano, la morte del Barone Nero Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse segna un’altra grande perdita nel mondo della destra politica italiana.

Federico Pulcinelli – Agenzia Stampa Italia

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