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(ASI) Cittadella (Pd) – Una ragazza di 14 anni. Un hotel abbandonato nella cittadina di Cittadella, provincia di Padova. 4 lettere: quattro lettere (una alla mamma, una al fidanzato e due agli amici). Non è la prima volta che scrivo circa il tema del suicidio. Questa volta, lo faccio dopo aver visionato un film, giudicato il migliore dell’anno dalla critica: disconnect. La rete, quella cibernetica, può portare veramente al suicidio? Sembra proprio di sì.

La ragazza di Cittadella compie lo stesso gesto di uno dei protagonisti del film sopraccitato. Con la differenza che nella pellicola, il giovane forse si salverà, lei pone fine tristemente alla sua vita. Il ragazzo del film aveva scelto facebook come chat, lei invece ask.fm. un social network di domande e risposte “quasi compulsive”, del quale i giovani non riescono a fare a meno.

Entrambi hanno portato loro all’autodistruzione. Probabilmente sensibilissimi, oltre la media. Le uniche richieste d’aiuto che rivolgono sono a persone sconosciute, che il più delle volte istigano a porre fine all’esistenza altrui.

In molti casi, i giovani tentano di chiedere aiuto. Non si rivolgono tuttavia né alla famiglia, né a centri di ascolto, autorità competenti o quant’altro. E’ indubbio che questa ragazza cittadellese avesse potuto salvarsi. A 14 anni, è assurdo morire così. E’ altrettanto illogico pensare che la propria vita (come lei ha scritto in molti post) sia un disastro, nel fiore dell’adolescenza. Tutte le persone che le volevano bene potranno salutarla solo nella bara, ora.

Se rileggiamo i commenti che questi ragazzi/e fanno paura. Al suo modo di chiedere aiuto, le hanno risposto, candidamente, “ucciditi”. Probabilmente nessuno immaginava che il funerale che lei paventava nei suoi messaggi avrebbe mai potuto realizzarsi, ma non possiamo esimerci dal ritenere ciò istigazione al suicidio. Anche per scherzo, nessuno può permettersi di dire “fai schifo come persona”, “tagliati le vene”, e altre diavolerie.

Questi sono gli effetti della rete, o meglio, di una rete malata, che può portarci al suicidio, a perdere tutti i nostri beni, a distruggere la nostra carriera lavorativa, o a minare le nostre relazioni sentimentali. Per quello considero disconnect un film geniale. E’ necessario disconnetterci dal male. O ne pagheremo le conseguenze. Una recente indagine del Servizio per la Prevenzione del Suicidio dell'Ospedale S. Andrea di Roma – Università La Sapienza ha rilevato che dal 1971 al 2008 in Italia si sono avuti 374 suicidi tra gli under-14, con casi sotto i 10 anni. Questo è apparso nel “Corriere del Veneto” di ieri.

Leggere un libro, correre, andare in palestra, parlare con degli amici di persona: sono alternative certamente migliori alle insidie della rete. Per la cronaca, nel 2008 dal medesimo Hotel cittadellese (il Palace) si gettava un ragazzo di 17 anni, uccidendosi. Pensiamoci sempre due volte, e non dobbiamo vergognarci mai di chiedere aiuto.

Valentino Quintana per Agenzia Stampa Italia

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