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(ASI) PERUGIA - La stanza di Francesco Emanuele, Presidente regionale del Comitato Italiano Paralimpico, non è molto grande ma le pareti si allargano quando lui inizia a parlare delle attività e degli atleti del comitato; la sua è una passione incontenibile, tutta in pochi metri quadrati non ci sta.

 

Presidente Emanuele, iniziamo dall'immediato presente. Che cosa succederà il prossimo 10 ottobre?

Si celebrerà l'ottava Giornata Nazionale dello Sport Paralimpico, e l'Umbria sarà presente come nelle precedenti edizioni a Città di Castello. Nel passato abbiamo toccato le più belle piazze della regione tra cui Todi, Orvieto, Gubbio, Assisi e Spoleto, e quest'anno saranno collegate con noi altre quattro città italiane: Milano, Modena, Cagliari e Palermo.

 

In cosa consisterà la giornata?

Sarà una giornata bellissima, punteremo tutto sullo sport integrato. Grazie alla collaborazione con il Ministero per l'Istruzione, Università e Ricerca, saranno presenti le scuole di ogni ordine e grado e insieme a queste ci saranno le nostre società sportive così da dimostrare che si può fare sport a livello integrato. Questa è la nuova mentalità dello sport: non si vogliono solo fondare nuove società sportive riservate alle persone con disabilità ma società che al loro interno accolgano normodotati e disabili per creare pari dignità.

 

Per raggiungere questo obiettivo, e in questa nuova di mentalità, qual è il ruolo della scuola?

Abbiamo la fortuna di avere la professoressa Caterina Piernera come responsabile del settore sport dell'Ufficio Scolastico Regionale che ci segue attentamente e grazie alla sua sensibilità e impegno siamo riusciti a inserire nei giochi sportivi studenteschi anche le discipline paralimpiche.

 

Quali sono i numeri del Comitato Regionale? Quante società ci sono in Umbria?

I numeri sono ormai incontrollabili. Abbiamo oltre trenta società sportive tra Perugia e Terni, e a livello nazionale i due Comitati, CONI e CIP, sono parificati, le "C" di Comitato sono le stesse. Pari dignità l'avremmo ma non è troppo spesso riconosciuta perché "papà Coni" essendo nato prima di noi fatica un po' nel farlo (dice con tono polemico, ndr).

 

Tra le attività in cui siete impegnati c'è lo spostamento della sede del Comitato all'interno del Parco di Santa Margherita a Perugia, è così?

Ci stiamo lavorando, è il progetto su carta è pronto e il Comitato Italiano Paralimpico ha a disposizione 120 mila euro per la ristrutturazione dell'immobile esistente. Sarà senza barriere architettoniche e accanto a noi è previsto uno spazio per l'ability dog.

 

Come Comitato Paralimpico sperimentate nuove discipline o programmi?

Noi facciamo qualcosa di nuovo tutti i giorni, l'ultimo tentativo è di far tirare con l'arco una persona non vedente. Ogni giorno c'è una sperimentazione nuova e la tecnologia ci consente di andare avanti, per queste ragioni siamo in stretto contatto anche con il Centro Protesi Vigoroso di Budrio, dove gli ingegneri fanno ricerca e sviluppo e noi cerchiamo di stare al passo con i tempi.

Per il CIP innovazione significa anche avere un'Unità Spinale Unipolare dove, un ragazzo che subisce un incidente e a causa di questo la sua vita cambia, il giorno in cui si alza dal letto trova una racchetta per il tennis tavolo, un arco o altro. In pratica trova una strada per guardare di nuovo la vita.

 

Quali sono, quindi, le discipline più praticate?

Bisogna innanzi tutto distinguere tra cinque tipi di disabilità: uditive, visive, intellettive-relazioni, tetra, paraplegiche, e polio. Noi ci interessiamo indifferentemente di tutte, poi è chiaro che una persona non udente po' fare quasi tutto ed è facile instradarlo verso una disciplina. I non vedenti invece hanno bisogno di qualcuno che li accompagni, o di strumenti sonori come il pallone del torball, oppure altri ausili per il tiro con l'arco. Il modo più semplice per rendersi conto di quello che facciamo è partecipare alla Giornata Nazionale durante la quale si potrà assistere a incontri di basket in carrozzina, ginnastica artistica per disabili intellettivi e relazioni, judo, canottaggio e tanto altro ancora. A Città di Castello ci sarà tutto questo, e avremo anche delle esibizioni di ability dog, una disciplina che sto cercando di promuovere, e che dimostra come il cane possa davvero aiutare una persona disabile.

Inoltre, in occasione della Giornata, il centro Prosperius di Umbertide metterà in campo l'esoscheletro per uno spettacolo d’indicibile bellezza.

 

Facendo un salto nel passato, come ha vissuto i successi delle Paralimpiadi di Londra 2012?

Pechino 2008 ha dato una svolta strepitosa al mondo dello sport paralimpico e Londra ha fatto il resto. Mi aspetto che prima o poi le due manifestazioni, olimpiadi e paralimpiadi, vadano di pari passo, non si può andare avanti così anche per un risparmio di risorse. Temo però che continueremo su questa strada finché la cultura generale non cambierà.

 

Dopo Londra, la prossima destinazione è Rio de Janeiro 2016. Quali sono gli obiettivi?

Noi stiamo già lavorando, ad esempio la nostra medaglia d'oro di Pechino Luca Agoletto (oro nel canottaggio, quattro con misti LTA, ndr) si sta già preparando.

 

Ci sono buone possibilità che l'Umbria sia ben rappresentata a Rio?

Questo dipenderà dai tecnici federali che scelgono le quote. Penso che un atleta lo avremo quasi di sicuro, è il judoka Ubaldo Cecilioni, ma è troppo presto per fare previsioni.

 

Nella sua esperienza alla guida del CIP regionale cosa ha ricevuto dal mondo che la circonda?

Io ho dato pochissimo in confronto a quello che ho ricevuto. Io sono un ex militare, vengo da una realtà diversa, ma ho avuto degli insegnamenti di grande portata nel corso della mia esperienza: sono stato fra i fondatori del Comitato Paralimpico Italiano, ho fatto parte della prima Giunta, e poi sono tornato ad avere un ruolo di modesto presidente regionale. E' un impegno che porto avanti con serenità, affrontando ogni giorno le novità e i miracoli che mi si propongono. Proprio in queste ore siamo riusciti, tramite il Comune di Assisi, a far sì che alcuni ragazzi disabili possono partecipare alla visita di Papa Francesco il 4 ottobre.

Per non parlare poi del rapporto con i disabili intellettivi e relazionali. Basta pensare a quando si trascorre del tempo insieme con un ragazzo con Sindrome di Down, si riceve qualcosa di unico, l'immensità dell'affetto, e noi ci adoperiamo per dare qualcosa di più di una pacca sulla spalla, vorremmo dare degli strumenti solidi per aiutare a crescere.

 

Qual è il percorso per avvicinare i disabili al mondo dello sport e quale messaggio si sente di dare in questo senso?

Il primo passo lo deve fare la scuola con gli insegnanti che, debitamente formati, possano mettere un bambini nelle condizioni di crescere. Senza insegnanti di sostegno, senza una guida, perdiamo del capitale umano.

In poche, infine, il messaggio che voglio lasciare è questo: dare pari dignità alle persone con disabilità, se si arriva a questo nel rispetto dell’individuo, la nostra Italia crescerà meglio.

 

 

Chiara Scardazza – Agenzia Stampa Italia

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