(ASI) Un viaggio a Caccuri e si scopre come non sia vero che nel meridione manchi spirito di iniziativa e mentalità imprenditoriale (29/8-5/9/2013) Luisella Costamagna
Lo sappiamo: uno dei mali peggiori e più duri a morire è il luogo comune. Un pensiero che per pigrizia mentale, comodità, talvolta per convenienza, accettiamo come verità e non mettiamo più in discussione. Eppure è così bello sfatarli, i luoghi comuni. Prendete per esempio quelli sul Sud. E non parlo di certe baggianate alimentate da anni di politica beceramente nordista, del tipo che i meridionali non hanno voglia di lavorare, meridione uguale mafia e così via vaneggiando. Ho visto troppi al sud lavorare instancabilmente 15 ore al giorno e troppi al nord evadere il fisco o smaltire abusivamente i propri rifiuti in meridione per poter anche solo ascoltare certe insensate divisioni tra buoni e cattivi. Quelli di cui parlo sono ragionamenti all’apparenza più innocui, che ritrovi anche in luoghi e in persone insospettabili. Ad esempio, che al sud manchino mentalità imprenditoriale e spirito d’iniziativa. Che manchi quella mentalità creativa in grado di far circolare al tempo stesso le idee e le risorse economiche, moltiplicandole e diffondendole. Troppo spesso questi luoghi comuni vengono dispensati come dolorose prese d’atto, da commentatori magari autorevoli che si stringono nelle spalle e assumono quell’aria di circostanza tipica di chi dice “vorrei che non fosse così, ma purtroppo è così”. L’unica cosa è prendere e andare a vedere. Io l’ho fatto. Mi è capitato di essere invitata a un premio letterario che si tiene ogni anno in Calabria, nel centro della Sila, per la precisione a Caccuri (provincia di Crotone). Non avete mai sentito questo nome? Be’, segnatevelo, perché lo risentirete spesso, ne sono sicura. E anche perché, semplicemente, ne vale la pena. Vado con ordine. Dopo aver verificato come raggiungere Caccuri (Treno? Aereo? Entrambi abbastanza scomodi, ma questo non è un problema “del Sud”: è un inaccettabile problema italiano), opto per la soluzione auto. Da Roma sono poco più di 500 chilometri, parte dei quali sulla famigerata Salerno-Reggio Calabria (altro problema i-ta-lia-no, che decine di governi e alcune generazioni di politici non sono stati in grado - leggi non hanno voluto - risolvere). Poi arrivi sulla statale silana, e qui già comincia la meraviglia. Chilometro dopo chilometro, ti domandi perché in questo posto non vengano da tutto il mondo a fare trekking, escursioni, agriturismo, perché non ha niente da invidiare ai grandi e famosi parchi nazionali. Poi arrivi a destinazione, e Caccuri è un piccolo borgo incantevole sovrastato da un bellissimo castello, degno di una fiaba o di un film fantasy. Accoglienza impeccabile, manifestazione articolata in tre serate organizzate benissimo, senza una sbavatura, con personaggi di primo piano chiamati a raccontare se stessi e i propri libri di fronte a centinaia di persone attentissime, inchiodate alle sedie. Grande entusiasmo e calore. Un’atmosfera e una voglia di fare che in città come Roma o Milano, piene di iniziative, te le sogni. Ecco, basta qualche ora di auto e un luogo comune crolla. Qualcuno mi dirà che, al Sud, i problemi - scarso tessuto imprenditoriale, criminalità organizzata, giovani costretti a emigrare - ci sono eccome. Verissimo, ma la risposta non è la rassegnazione. Gli ingredienti per combatterli sono quelli che ho visto a Caccuri: bellezza, entusiasmo, professionalità e, soprattutto, buone idee. Il Sud non ha bisogno di luoghi comuni, ma di dieci, cento, mille Caccuri.
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