Alluvione Libia: prosegue senza sosta il lavoro dei medici della Comunità del mondo arabo in Italia
(ASI) Prosegue senza sosta il lavoro dei medici della Comunità del mondo arabo in Italia, dell’Associazione medici di origine straniera in Italia, dell’Unione medica euro mediterranea e del Movimento internazionale transculturale interprofessionale Uniti per unire.                                                                                 Poche ore fa un gruppo di dottori è partito dall’ospedale di Yefren, in provincia di Tripoli per andare a Derna. «Abbiamo istituito l’unità di crisi internazionale per il Marocco e per la Libia – spiegano i vertici di Amsi, Associazione medici di origine straniera in Italia dell’Unione medica euro mediterranea e membro commissione Salute globale Fnomceo –, per sostenere la popolazione in Marocco, in Libia, ma anche in Italia. I morti sono più di 6.500 e più di 13mila dispersi. Tutti e due i governi libici, in queste ore, si stanno unendo per sostenere la popolazione».

Ma i numeri sono destinati a salire e la situazione a Derna è da girone dantesco. I morti potrebbero essere oltre 10mila, perché oltre il 30 per cento dei quartieri della città è scomparso», proseguono dall’Amsi. A Derna manca praticamente tutto: «Purtroppo stanno aumentando i casi di setticemia ed è sempre più concreto il rischio di colera perché l’acqua è sporca». Ma oltre alle risorse, c’è bisogno anche di personale specializzato: «Servono psicologi, i bambini sono traumatizzati e molte donne in gravidanza hanno avuto aborti spontanei per lo stress. Servono ginecologi, pediatri, ostetrici e infermieri».

In città il fetore causato dai cadaveri in putrefazione è diventato insopportabile: «Si cammina con le mascherine».

«Lanciamo un appello al governo Italiano per avere maggiori aiuti. Ci serve una delegazione di medici specialisti».

«Le prime stime locali dicono che gli sfollati interni sarebbero 60mila», afferma Rula Amin, portavoce dell'Unhcr, ad Al Jazeera. Prima che la tempesta devastante colpisse la Libia orientale, l'area ospitava già più di 46.000 sfollati interni a causa del conflitto decennale del paese. «Stiamo inviando tutto il necessario per integrare e aumentare le forniture nell'hub di Bengasi», ha aggiunto Amin, «le strade sono state danneggiate, le telecomunicazioni a Derna non funzionano, gli ospedali sono in difficoltà, anche i nostri partner locali sono stati colpiti: è una situazione disastrosa».

Nelle ultime ore, una stima del dal direttore del Centro medico Al-Bayda, Abdul Rahim porta a 20mila i morti stimati per la catastrofe.

Foad Aodi - Agenzia Stampa Italia

 

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