Aggressioni ai sanitari, Vaccari (FNOPO): "Le ostetriche lavorano in momenti di grande vulnerabilità emotiva, serve rispetto e sicurezza"

(ASI) Nel 2025 in Italia sono state segnalate quasi 18mila aggressioni ai danni degli operatori sanitari e sociosanitari, con oltre 23mila professionisti coinvolti. Più del 60% delle vittime sono donne. In occasione della Giornata nazionale contro la violenza sugli operatori sanitari, Silvia Vaccari, presidente della FNOPO, richiama l'attenzione sui rischi che le ostetriche affrontano durante momenti estremamente delicati come il parto.

 

La violenza contro gli operatori sanitari colpisce in modo particolare le donne. Secondo i dati dell'Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie del Ministero della Salute, di cui la Presidente della FNOPO Silvia Vaccari è membro effettivo, infatti, oltre il 60% dei professionisti coinvolti nelle aggressioni sono donne. Un dato che riflette anche la forte presenza femminile nelle professioni sanitarie e sociosanitarie, tra cui quella ostetrica. La Relazione annuale dell'Osservatorio, pubblicata in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari del 12 marzo, evidenzia che nel 2025 sono state segnalate quasi 18mila aggressioni ai danni del personale sanitario e sociosanitario, con 23.367 operatori coinvolti. Il numero degli episodi risulta sostanzialmente stabile rispetto al 2024 (18.392), mentre aumenta il totale delle persone aggredite, che passa da circa 22mila a oltre 23mila. Gli aggressori sono prevalentemente i pazienti, seguiti da familiari o caregiver. Nella maggior parte dei casi si tratta di violenza verbale (69%), mentre le aggressioni fisiche rappresentano circa il 25% e gli episodi contro la proprietà il 6%. Gli eventi riguardano soprattutto il personale infermieristico (55%), seguito da medici (16%) e operatori socio-sanitari (11%). Un fenomeno che diventa ancora più complesso quando riguarda professionisti che operano in contesti altamente emotivi e delicati, come la gravidanza e il parto. Momenti che, pur rappresentando eventi di gioia e attesa, possono trasformarsi improvvisamente in situazioni critiche, generando tensioni e reazioni difficili da gestire.

Vaccari: "Le ostetriche operano in momenti di grande vulnerabilità emotiva"

A richiamare l'attenzione su questo aspetto è Silvia Vaccari, presidente della Federazione nazionale degli Ordini della professione di ostetrica (FNOPO), che sottolinea come la violenza nei confronti delle professioniste della nascita rappresenti un tema ancora poco visibile. "Le ostetriche lavorano accanto alle donne e alle famiglie in uno dei momenti più intensi e delicati della vita. Il parto è un evento straordinario, ma può anche trasformarsi in una situazione di grande vulnerabilità emotiva, soprattutto quando insorgono complicazioni o quando l'esito non è quello atteso". Secondo Vaccari, proprio la dimensione emotiva che caratterizza il percorso nascita può talvolta generare tensioni che sfociano in comportamenti aggressivi nei confronti dei professionisti sanitari. "Quando si verificano situazioni impreviste o drammatiche, il dolore, la paura e la frustrazione possono trasformarsi in reazioni di rabbia. È fondamentale comprendere queste emozioni, ma allo stesso tempo non si può accettare che si trasformino in aggressioni verso chi sta lavorando per tutelare la salute della madre e del bambino".

"Proteggere le ostetriche significa proteggere la sicurezza del parto"

Per la presidente FNOPO, garantire la sicurezza delle professioniste non è solo una questione di tutela dei lavoratori, ma riguarda direttamente la qualità dell'assistenza. "Le ostetriche devono poter lavorare in un clima di fiducia e sicurezza. La violenza, anche quando è solo verbale, compromette il benessere dei professionisti e rischia di incidere sulla qualità dell'assistenza in momenti in cui lucidità e concentrazione sono fondamentali". Vaccari sottolinea quindi la necessità di rafforzare le politiche di prevenzione e di sensibilizzazione sul tema delle aggressioni ai sanitari.

"Occorre promuovere una cultura del rispetto verso tutti i professionisti della salute. Difendere chi cura significa difendere il diritto delle donne e dei bambini a ricevere un'assistenza sicura, competente e umanizzata", conclude.

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