Australia. In fumo il marketing del tabacco
(ASI) L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito storica la decisione dell’Alta Corte australiana che ha respinto il ricorso delle multinazionali del tabacco contro la legge che dal prossimo dicembre cambierà radicalmente il mercato delle bionde.
Quei pacchetti colorati e accattivanti saranno presto un ricordo, i loghi dei vari “brand” in cui identificarsi e da cui poi dipendere, frutto delle menti diaboliche di esperti della comunicazione, lasceranno spazio ad un anonimo sfondo verdastro su cui dovranno comparire immagini dal forte impatto emotivo che possano dissuadere dal malefico consumo. La legge riserva solo uno spazio minimo al nome dell’azienda produttrice, che potrà comparire con caratteri regolamentati e predefiniti.Nei Paesi emergenti, le politiche di marketing si fanno sempre più aggressive, attraverso tecniche di persuasione mirate e rivolte soprattutto ai consumatori di domani. Con un cinismo aberrante, sono concepiti i sistemi più subdoli per abituare le menti inermi e inconsapevoli dei giovanissimi alle ritualità del tabagismo, come nel caso dei pacchetti di chewing gum confezionati, non a caso, a forma di sigaretta. Dopo le cause e i risarcimenti milionari comminati dai tribunali americani, dopo le stringenti regole introdotte anche in Europa, l’industria del tabacco si rivolge verso nuovi orizzonti, dove complici il sottosviluppo e la povertà le sarà più facile continuare a prosperare e ingrossare il suo esercito di consumatori dipendenti.
Questa legge dai risvolti rivoluzionari, avrà delle ripercussioni severe sui bilanci astronomici delle corporation che già affilano le armi per correre ai ripari; nel frattempo saranno costrette a calare la maschera e mostrarsi per quello che realmente sono, dei semplici venditori di fumo.
Fabrizio Torella-Agenzia Stampa Italia