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(ASI) Lo spread non si abbatte solo sull'Italia, o sulla Spagna. Vola anche in Slovenia, un nostro confinante, e porta la nazione a rischio default.

Difatti, questo Paese un tempo tra i più floridi di quelli appena entrati in Europa, oggi è colpito duramente dalla morsa creditizia. Il rating  del debito sovrano e delle maggiori banche del Paese è stato tagliato da tre agenzie internazionali, ed è già la seconda volta dall'inizio del 2012. Parliamo sempre di quelle agenzie che hanno demolito l'Italia e molti altri Paesi Europei. A cominciare dal 2 agosto, quando Moody's ha declassato lo status della Slovenia da A2 a Baa2, con un outlook negativo. Poi è venuto il turno di Standard and Poor's (da A+ ad A) e infine, mercoledì otto agosto quello di Fitch, sempre di un punto, ad A-, spiegando che la decisione è motivata «dallo stato preoccupante in cui versa il settore finanziario del Paese». Non si può dire se siano valutazioni realistiche, poiché sappiamo bene che quando le agenzie svalutano il nostro Paese, l'azione risponde ad una precisa manovra. Le voci danno quindi la Slovenia come il sesto Stato che potrebbe richiedere aiuto al fondo salva-stati europeo.

Le Agenzie di rating accusano la Slovenia di una lenta azione governativa, posticipante continuamente la ricapitalizzazione dei maggiori istituti di credito, tra l'altro, di proprietà dello Stato stesso. Non agendo il Governo con tempestività, le agenzie imputano come questa la ragione della precaria situazione delle finanze del Paese. Secondo Fitch, il governo dovrebbe spendere circa 2,8 miliardi di Euro per stabilizzare le banche, e ciò sarebbe pari all'8 per cento del Pil nazionale. Di conseguenza, lo spread è salito alle stelle, e ora gli interessi sui titoli di Stato sloveni a scadenza decennale sono arrivati al 7,03 per cento, un limite considerato insostenibile a lungo termine. Proprio raggiungendo tale limite, alcuni Paesi dell'eurozona  hanno dovuto chiedere aiuto a Bruxelles.

Il Governo smentisce la negatività delle agenzie di rating, nonché le voci di richiesta d'aiuto, assicurando che non hanno ben inteso le manovre di risparmio attuate il mese di maggio.

Al di là delle smentite, una manovra bis è alle porte, e sarà in autunno. Essa non farà che colpire nuovamente gli stipendi statali, le pensioni e le indennità di disoccupazione. La notizia viene riportata dal quotidiano lubianese Delo, e il ministero delle Finanze non dà né conferme né smentite. Indubbiamente tali notizie hanno fatto inferocire le organizzazioni sindacali. Le parti sociali, infatti, promettono ferro e fuoco. Sono forti anche del fatto che durante l'accordo stipulato con il Governo, autore della legge finanziaria, si è stabilito che «l'esecutivo fino alla fine del 2013 non ha in progetto tagli agli stipendi del pubblico impiego». Sarà vero? Non lo sappiamo. Sembra tuttavia che la Slovenia sia una delle prossime vittime dell'alta finanza...

 

Valentino Quintana per Agenzia Stampa Italia

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