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Ciclismo

Ciclismo: Giro esotico con il via in Israele. «Un successo»

Di Lorenzo Nicolao 8 Maggio 2018 – 14:42 2 min di lettura

foto giro italia israele deserto copy(ASI) Gerusalemme, Tel Aviv, il deserto: tre tappe che faranno la storia. «La Grande partenza». Così è stata chiamata quella del 101esimo Giro d'Italia. Un modo per ringraziare l'impegno di Gino Bartali, il campione del ciclismo già vincitore di Giro d'Italia e Tour de France che negli anni '40 teneva nel tubulare della propria bici dei documenti che avrebbero salvato gli ebrei italiani dalla deportazione nazista. A 70 anni esatti dalla fondazione dello stato di Israele, il Giro è stato portato per la prima volta fuori dall'Europa per questo riconoscimento simbolico fra due Paesi amici.


«Un successo, migliore di ogni aspettativa della vigilia», ha detto Sylvan Adams un miliardario ebreo-canadese sfuggito all'Olocausto nel suo villaggio natale in Romania e appassionatosi successivamente alla bicicletta. «Mi ero ripromesso di esportare in Israele l'amore per il ciclismo. Con la disponibilità delle istituzioni italiane potevamo fare solo del nostro meglio. In tantissimi hanno seguito sulle strade le prime tre tappe. Se gli spettatori in Tv erano stati lo scorso anno per la partenza del centesimo Giro d'Italia circa 840 milioni, quest'anno il numero ha sfiorato il miliardo». Le vittorie di Tom Dumoulin alla cronometro e di Elia Viviani nelle prime due tappe ha acceso un intero Paese, che da poco ha aperto un'accademia per la formazione dei giovani ciclisti a livello professionistico.
Fra le proteste dei palestinesi e qualche critica generale, che era comunque riferita al contesto politico, la più famosa corsa a due ruote del Bel Paese ha rilanciato l'italianità anche nella Terra Santa, mentre la scommessa del direttore del Giro pare essere vinta.
«Un impegno di solidarietà internazionale di cui siamo orgogliosi», ha detto Mauro Vegni dall'aeroporto di Eilat, prima di rientrare in Italia. «Abbiamo portato fin qui un pezzo dell'Italia migliore e di questo devo ringraziare anche il ministero degli Affari esteri e l'ambasciatore italiano in Israele Gianluigi Benedetti. Il capo della polizia Franco Gabrielli aveva poi garantito sulla sicurezza della competizione».
Il Giro non può essere però solo esotismo. Dopo la vetrina internazionale che ha meritato, è ora il tempo di tornare nella Penisola, dove l'8 maggio per la quarta tappa si correrà da Catania a Caltagirone. Capperi, fichi e arance fra cannoli e pasta alla norma. Pedalare in Sicilia sarà per tutti i ciclisti il modo migliore per immergersi subito nella cultura italiana, dopo l'esperienza di correre in Terra Santa.
Lorenzo Nicolao - Agenzia Stampa Italia

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