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 “Devastazioni in centro prima della partita, lancio di petardi nello stadio Luigi Ferraris e guerriglia fino le due di notte.   E' il racconto, in breve, di una giornata di follia e violenza causata da un gruppo di 'tifosi' serbi giunti nel capoluogo ligure per assistere al match per le qualificazioni al prossimo campionato europeo Italia- Serbia. Dopo la inevitabile interruzione della partita appena al settimo minuto di gioco, dovuta al lancio di fumogeni da parte della tifoseria ospite, le Forze dell'ordine hanno consentito il regolare deflusso dei tifosi italiani.
Gli ultras serbi, confinati all'interno del Ferraris, hanno tentato di forzare il cancello della recinzione, respinti con fumogeni e dalle cariche della Polizia. Successivamente, hanno di nuovo tentato di fare irruzione dentro lo stadio, ma anche in questo caso sono stati respinti.
Alla fine degli scontri, il bilancio è 16 feriti, tra cui due carabinieri, e 17 arrestati oltre a 35 denunciati e 138 identificati. All'incirca alle due di notte, la polizia ha fatto scendere gli hooligan già saliti sui bus per le perquisizioni ed ha proceduto al sequestro di bastoni, spranghe, coltelli, nonché grossi petardi o bombe carta."
Queste le parole del Viminale per raccontare gli accaduti di una città che nuovamente fa parlare di sé , Genova, dopo i violenti fatti del 12 ottobre per la partita del quarto turno di qualificazione agli europei Italia – Serbia
Fatti che hanno acceso un intenso dibattito, oltre che sul piano giudiziario e sportivo anche su quello politico.
Dopo il suo arresto, Ivan Bogdanov, il capo ultrà della Serbia, tramite il suo avvocato, chiede scusa all’Italia per i fatti accaduti e fa sapere che dietro tanto odio si celava la protesta contro la Federcalcio serba dopo la sconfitta con l’Estonia , arricchita, secondo alcuni, forse anche da un risentimento nazionalista contro il governo socialista serbo che ha accondisceso alle richieste della comunità europea riguardo l’indipendenza kossovara.
E’ proprio sul piano politico che la vicenda accende tensioni tra il Governo Serbo e quello Italiano che scaricano le loro responsabilità a vicenda. Il ministro degli interni Ivica  Dacic, dopo aver fornito le scuse ufficiali per il comportamento dei facinorosi, critica l’operato delle forze dell’ordine italiane, affermando che i preparativi all’evento non erano stati eseguiti adeguatamente e che ci sia stata poca comunicazione tra le forze di sicurezza dei due paesi. Cosa che fa pensare, quella dei preparativi poco curati, se si considera come un gruppo di tifosi sia riuscito a far sospendere una partita dopo essere riusciti ad introdurre nello stadio armi e fumogeni, o come ancora prima sia riuscito a bloccare il pulman della nazionale serba e ferire il portiere, nonostante tutte le misure di sicurezza che vigono alla tutela degli stadi.
Intanto dalla relazione del capo della Polizia, Antonio Manganelli, al ministro Maroni, emerge che l’operato delle forze dell’ordine è stato responsabile e risoluto affinché le violenze non sfociassero in incidenti più gravi,sia di come le mancate indicazione sugli spostamenti dei tifosi da parte delle autorità serbe abbiano reso impossibile bloccare l’arrivo degli ultras, e pure di come sia stato difficile intensificare i controlli di frontiera considerato che in essere l’abolizione dei visti.
Della stessa opinione il ministro Maroni che accusa il governo serbo:”una sottovalutazione dell'intelligence di Belgrado''. Il ministro ha infine ricordato che se la Uefa avesse adottato le misure che si seguono in Italia per le partite di calcio, come la tessera del tifoso, certi episodi sarebbero sicuramente evitati
Il Ministro degli Esteri, Frattini, contemporaneamente appoggia l’operato delle forze dell’ordine capaci di aver scongiurato una tragedia di ben più ampia portata affermando: “Dobbiamo piuttosto chiederci come prevenire il ripetersi di queste situazioni. Se la Serbia fosse membro dell’ Unione Europea, sarebbe infatti anche lei soggetta alle regole che in ambito comunitario disciplinano il monitoraggio delle tifoserie. Fermo restando - conclude il Ministro degli Esteri - che non basta certo un fax per scagionare chi in Europa ancora non è dalla responsabilità di non avere adeguatamente controllato facinorosi ben noti”.

”.
Anche in Parlamento si è aperta polemica; il PD presenterà un’interrogazione per chiedere spiegazioni al Ministro Maroni di come un gruppo così violento sia riuscito ad entrare allo stadio armato di petardi e spranghe, eludendo tutti i controlli, nonostante la tifoseria avesse già dato nel pre partita forti avvisaglie, fino alla richiesta delle dimissioni del Ministro degli Interni da parte del presidente degli IDV alla camera Donadi che afferma:” Dopo la notte di guerriglia e devastazione di Genova il ministro dell'Interno ha il dovere di rassegnare le proprie dimissioni”
Intanto si aspetta il provvedimento della Uefa che si pronuncerà il 28 di questo mese circa le sanzioni. La Serbia sembra al sicuro rispetto ad una possibile esclusione dall’europeo del 2012; la pena più prevedibile è la partita persa 3-0 a tavolino e almeno tre partite a porte chiuse. Rischia anche l’Italia in quanto paese ospitante con una multa fino ad un turno di squalifica.
Dalle varie dichiarazione emerge con chiarezza un concorso di colpa riguardo le responsabilità dei governi serbo e italiano ma soprattutto uno scarso collegamento e una poca collaborazione tra le polizie. Il ministro serbo Dacic afferma riguardo le future sanzioni degli arrestati a Genova :” cinque sono i tifosi già arrestati e altri fermati, Noi dovremo prima vedere come tale vicenda si concluderà in Italia, e per quali reati i responsabili saranno processati. Successivamente vedremo se ci saranno i presupposti legali per processarli in Serbia; abbiamo l‘elenco di tutti coloro che hanno acquistato il biglietto per la partita” aggiungendo che bisognerà porre molta più attenzione in futuro a questo tipo di eventi visto come tali gruppi violenti possano essere usati con secondi fini di carattere politico o mafioso oltre quelli sportivi.

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