(ASI) La Vibonese rimane in serie D. Il Collegio di Garanzia del Coni, dopo una lunga camera di consiglio, a sezioni unite, ha accolto il ricorso congiunto di Carlo Tavecchio per la Figc e di Gabriele Gravina per la Lega Calcio Professionistico (Lega Pro) e ha annullato la sentenza della Corte Federale d’Appello che aveva disposto la riammissione in serie C della Vibonese.

E per l’effetto rinvia al Tribunale Federale Nazionale. Significa che si ricomincia da capo in un perverso irritante ed intollerabile gioco dell’oca. Una beffa, un’altra, l’ennesima. L’odissea estiva della società rossoblù, tra studi legali, ricorsi e sentenze, non è, dunque, finita, proseguirà in autunno e forse in inverno o chissà fino a quando. Perché oggi si è fatto ricorso ad un altro patetico escamotage per danneggiare il club calabrese, nel tentativo, peraltro grottesco e maldestro, di salvare la credibilità e la faccia di Tavecchio e Gravina che con un ricorso anomalo e temerario si erano cacciati in un vicolo cieco. (leggi pure “L’estate kafkiana della Vibonese” e “Finiscono in un cul de sac Tavecchio e Gravina con la questione della Vibonese”).
La querelle, per certi versi kafkiana, in estrema sintesi, è questa. La Vibonese calcio, alla fine della scorsa stagione, dopo aver perso i playout, è stata retrocessa in serie D. Il presidente della società calabrese, Pippo Caffo, insieme con tutti i dirigenti e i tifosi ha ritenuto illegittima, oltre che ingiusta, questa retrocessione, perché il Messina, che non era in regola con i pagamenti, doveva essere escluso dal campionato se i controlli della Covisoc (la commissione di vigilanza sulle società del calcio professionistico) fossero stati - come dovevano essere - rigorosi e tempestivi. Se il Messina fosse stato penalizzato, come doveva, la Vibonese si sarebbe salvata. La vicenda è tutta qui. Solo che il ricorso presentato sia dalla stessa Procura della Figc sia successivamente dalla Vibonese non avevano avuto accoglimento presso il Tribunale Federale nazionale perché non aveva trovato - questa la sconcertante motivazione dei giudici - “gli elementi per dire con certezza che la polizza sottoscritta il 31 gennaio 2017 non era stata pagata”. Una motivazione incomprensibile e lacunosa sotto diversi profili, logici e giuridici. Non può esistere l’incertezza nei pagamenti: o ci sono o non ci sono. Intanto arriva il momento in cui bisogna fare l’iscrizione al nuovo campionato 2017/2018, ma il Messina, con una situazione finanziaria difficile, rinuncia volontariamente alla serie C, e si iscrive in serie D, al campionato dilettanti. Per la Vibonese, uscito di scena il Messina, dovrebbe essere tutto più facile e soprattutto più semplice ottenere il reintegro lungamente richiesto. Lo decide la Corte Federale d’Appello della Figc che accoglie il ricorso della società calabrese e modifica la classifica finale del precedente campionato di Lega Pro, retrocedendo il Messina all’ultimo posto, salva la Vibonese e ordina la riammissione del club calabrese in serie C. Esultano i tifosi, sembra fatta, ma c’è un colpo di scena del tutto imprevedibile, il ricorso, citato all’inizio, contro la decisione della Corte d’Appello Federale di Tavecchio, della Figc e di Gravina, della Lega al Collegio di Garanzia del Coni. Questo non era, come ha scritto qualche azzeccagarbugli da strapazzo, nel grottesco tentativo di salvare la faccia e l’operato di Tavecchio e Gravina, un atto dovuto, è stato, invece, al contrario, una grave anomalia perché vuol dire che Tavecchio e Gravina non hanno accettato e condiviso l’operato della Corte Federale d’Appello, minando la credibilità e l’autorevolezza che si deve all’organo giudicante della stessa Figc. Questo non solo è stata una decisione sbagliata e infelice, ma - come ho avuto modi di scrivere - anche improponibile, perché né la Figc né la Lega avevano interessi legittimi da tutelare. E allora, aggiungendo qualcosa di grottesco e di ridicolo, al fine di evitare che il Collegio di garanzia potesse ritenere irricevibile il ricorso, con enorme ritardo, rispetto ai termini stabiliti, al ricorso della Figc e della Lega si è aggiunto quello del Messina che, in teoria, era l’unico soggetto che aveva interessi legittimi da tutelare. Ho scritto in teoria, perché è anche difficile trovare i termini corretti per descrivere decisioni incomprensibili e inaccettabili prima ancora che sotto il profilo giuridico su quello della logica e del buon senso. In teoria perché la decisione di non iscriversi alla serie C era stata presa autonomamente dalla stessa società giallorossa, non lo aveva imposto nessuno e comunque la retrocessione d’ufficio da parte della Corte Federale, contro cui ha deciso di ricorrere, è stata presa molte settimane dopo che il Messina aveva effettuato l’iscrizione al campionato dilettanti di serie D. Ma la società siciliana ha fatto ricorso contro cosa? Contro una retrocessione decisa da sola? Inquieta il dubbio che il ricorso sia stato fatto dalla società peloritana al solo scopo di fare un favore a Tavecchio e Gravina, non ci sono, altrimenti, motivi comprensibili.
Le conseguenze della decisione di questa sera, decisione anche questa incomprensibile e pilatesca, perché accoglie il ricorso ma non decide, rinvia tutto, di nuovo, al Tribunale Federale, che, come abbiamo visto, sulla questione si è già espresso due volte. In attesa che vengano prese decisioni definitive, è lecito supporre che la società calabrese, oltre al ricorso al Tar del Lazio, farà richiesta alla magistratura ordinaria per il risarcimento dei notevoli danni subiti, provocati da un enorme, inaccettabile ed intollerabile pasticcio.
Fortunato Vinci – Agenzia Stampa Italia

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