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Calcio

Gli oriundi e quel che resta della nazionale italiana

Di Alessandro Antoniacci 25 Febbraio 2014 – 01:37 1 min di lettura

(ASI) Va bene la carenza di terzini che c'è in questo momento in Italia, ma l'ipotesi Jonathan e Roncaglia in nazionale è francamente eccessivo.. Non perché non apprezzi i giocatori, la cui levatura non è eccezionale, ma quantomeno discreta, il problema è d'altro genere.

Perché è vero che quasi tutte le nazionali europee presentano oriundi in rosa, ma i vari Ledesma, Paletta, Thiago Motta e compagnia cantante rischiano di minare il concetto di nazionale italiana e, di conseguenza, l'identità della stessa.. Ben vengano calciatori che seppur nati all'estero, sono cresciuti calcisticamente nel nostro paese e fin dalle selezioni giovanili hanno vestito la maglia azzurra, ma pensare di vedere in campo giocatori che non più di 5-6 anni fa vestivano la casacca di un'altra nazionale giovanile, o che per la prima volta hanno messo piede in Italia a 25-26 anni e non parlano nemmeno la nostra lingua, è destabilizzante. Poi però non ci lamentiamo qualora venga meno l 'attaccamento alla maglia o il sano spirito patriottico, perché se una nazionale diventa una multinazionale, somiglia molto di più ad una squadra di club e perde di fascino anche agli occhi dei tifosi.. Qual'è la soluzione? Norme più restrittive, perché non può bastare un bisnonno di origine italiana perché un calciatore possa essere considerato italiano e, come già detto, un giocatore che ha già vestito le maglie di altre nazionali seppur giovanili, non può magicamente cambiare casacca.. O magari si, questo è un parere soggettivo, ma siamo proprio sicuri di sentirci rappresentati da un'Italia i cui calciatori non conoscono nemmeno l'inno, o peggio la nostra lingua?
Alessandro Antoniacci – Agenzia Stampa Italia

Nota della Redazione

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