(ASI) Nel giorno del patrono San Lorenzo il Perugia mette un piede in serie C. Fragile come un finto cristallo di poco pregio. Incapace di gestire il risultato e le fasi del gioco con intelligenza. Il solito Perugia chiude in vantaggio il primo tempo, giocato con ordine ed equilibrio tra i reparti,  imbrigliando il Pescara e impostando con Carraro e Falzerano, per evitare l’unica fonte di gioco.

Ma anche molto dispendioso sul piano fisico, perché i grifoni tornano a correre senza palla come da tempo non facevano. Poi, nella ripresa, il Grifo entra in campo senza sapere cosa vuole fare -segno inequivocabile di immaturità e mancanza di personalità- e paga lo sforzo fisico del primo tempo. Fa un possesso palla lezioso, non mirato alla costruzione e all’offesa, e lascia totalmente al Pescara l’iniziativa. Ci scappa così il pareggio di Galano e il rigore di Memushaj, che rovesciano lo scenario. Sugli esterni il Pescara sfonda, e da lì nasce la rimonta abruzzese. Non irresistibile, ma quanto basta per mandare in tilt la spaesata squadra biancorossa che, presa d’infilata dai cambi campo degli abruzzesi, rischia di sbandare e deve ringraziare Vicario se non subisce anche il terzo gol. Oddo non interviene, se non tardivamente, e quando lo fa, appesantendo le batterie davanti con Buonaiuto e Melchiorri (mentre Iemmello rimane in panchina) non ottiene nulla perché non c’è nessuno capace di superare l’uomo, creare superiorità e spazi per le punte. Assistere alla manovra ruminata dei grifoni è ormai una sofferenza nota e prevedibilissima per chi ha seguito tutto il campionato del Perugia. Insomma, il gruppo (che gruppo non è) fatica a costruire e prende puntualmente gol. Appena si alzano i ritmi, appena gli avversari accelerano e fanno un po’ più sul serio, appena il gioco si fa duro, i fragili scompaiono. Alle prime difficoltà, i grifoni si eclissano, diventano piccolo piccolo e fanno sembrare giganti anche i nani. Adesso c’è solo una chiamata, definitiva e senza appello. Alla vigilia di Ferragosto, al Curi. E lì i grifoni dovranno tirar fuori tutto quello che hanno. Forse non basterà, perché servirebbe vincere per evitare la C e farlo con almeno due gol di scarto per evitare supplementari e rigori. Ma tante, troppe sono le lacune tecniche, troppa l’instabilità psicologica della squadra, grave la mancanza di spirito di gruppo.  Ma occorrerà che i grifoni provino a usare senza nulla sbagliare la testa e il cuore. Il cuore da buttare oltre l’ostacolo. La testa per gestire i momenti della partita senza frenesia e ansie. Con lucidità e coraggio. È troppo per le loro capacità? Forse si. Ma il troppo, stavolta, coincide con il minimo indispensabile. Vedano loro come risolvere l’equazione.

Daniele Orlandi – Agenzia Stampa Italia

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