(ASI) “Avete ragione, disse Pangloss; poiché quando l’uomo fu messo nel giardino dell’Eden vi fu messo ut operaretur eum, perché lavorasse; e questo prova che l’uomo non è nato per il riposo. Lavoriamo senza discutere, disse Martino, è il solo mezzo per rendere la vita sopportabile”.

L’alter ego di Francois-Marie Aurouet in arte Voltaire, Candido, ascolta il suo maestro di retorica e che egli avevi seguito fin dai tempi del castello di Westfalia, da cui era poi stato scacciato. Attraverso il sapiente, il protagonista del testo del filosofo, aveva tralasciato le disquisizioni metafisiche ed aveva imparato ad operare concretamente nel reale. Nonostante lo smarrimento dell’essere, le parole di Pangloss fecero breccia in Candido: nel suo vagare capì in fondo che per conquistarsi anche un piccolo spazio a lui riservato, era necessario affaccendarsi con dedizione, anche se, alle volte questo non basta affinché tutto vada nella giusta direzione. Come diceva Battisti, esistono le discese ardite e le risalite.
Di declini e di rinascite ne è militante Rino Foschi, che durante il corso della propria carriera, soprattutto a Cesena, ha da sempre mostrato uno stato di abnegazione profondo come dirigente sportivo della squadra della sua città natia. I romagnoli con lui hanno ottenuto nel lontano 2013 una bella promozione in serie A e negli anni seguenti delle importanti salvezze nel campionato cadetto, compresa quella della stagione appena trascorsa e che si è interrotta però con il fallimento della società bianconera. Dopo il finale burrascoso, il cesenate, questa estate, è approdato al Palermo, dopo che era stata messa in dubbio la sua assunzione insieme a quella di Bruno Tedino. In memoria della Golden Age rosanero, tra il 2002 ed il 2008 fatta di promozioni e un mercato capace di far approdare in Sicilia Luca Toni e Andrea Barzagli, e di una stagione, quella del 2016, più sfortunata – allora il romagnolo dopo appena due settimane si dimise per delle divergenze con Zamparini circa il blocco da parte del patron di una trattativa che avrebbe portato in rosanero Borriello e Pinilla – Foschi è stato richiamato in una piazza così fervente come Palermo.
Il compito era quello di ricostruire dalle fondamenti una rosa che aveva mancato l’obiettivo promozione, non proprio per demeriti propri; pertanto occorreva vendere da subito i prezzi pregiati, come La Gumina, Ghaorè e Coronado per dare spazio a nuovi acquisti come Brignoli, Salvi, Mazzotta, Haas, Falletti e Puscas, anche se quest’ultimo è arrivato con un prestito dall’Inter – anche se la formula iniziale era quella di una cessione a titolo definitivo. Una volta aggiunta una prima punta, era necessario “vendere” questo il dettame di Zamparini a Foschi, vessato ancora in un impegno totalizzante e che provava a dimenticare i vecchi dissapori con il friulano. Tuttavia, nel giorno del closing del calciomercato, venerdì 17, il “nuovo” diesse non è riuscito a piazzare in uscita calciatore come Rispoli e Nestoroviski (per quest’ultimo salvo proposte da parte di società francesi, visto che nel paese transalpino il calciomercato si chiude il 31) e che hanno un ingaggio superiore alle possibilità attuali del club, che per la seconda volta consecutiva milita nel campionato cadetto, da quando è retrocesso due anni fa. Infatti, se prima il patron rosanero poteva contare su una cifra che fungeva da ammortizzatore “sociale” e che era disposto per i club che dalla A retrocedevano nel campionato cadetto, oggi invece il Palermo deve godere di sola luce propria. Viste le mancate cessioni, la reazione di Zamparini è arrivata nell’immediato e non poteva che essere polemica. Il patron ha definito la sessione di mercato rosanero come un “flop”, ignorando però le stesse difficoltà che ha incontrato Foschi nel proporre ad esempio Rispoli, per il terzino destro molti club di A offrivano una cifra inferiore al suo livello, o Clemenza passato al Padova, con l’entourage del giovane juventino infatti c’era un accordo di massima, non rispettato, per il suo approdo a Palermo. Senza contare la fine del prestito di Dawidowicz passato al Verona, il polacco di proprietà del Benfica è passato al club veronese per una questione economica, e di Rolando tornato alla Sampdoria. In quest’ultimo caso per l’ex rosanero non era difficile scegliere tra il campionato cadetto o disputare l’ambito campionato di serie A.
Lungo il fil rouge della coerenza, Rino Foschi ha mantenuto la propria posizione in merito all’impossibilità di tramutare il Palermo in “un’agenzia di sola vendita”. Un pensiero che aveva espresso qualche mese fa e che alludeva quindi ad una formazione promiscua, con giocatori nuovi accanto ai già “noti”. L’auspicio che si raccomanda è che il diesse stavolta abbia trovato il proprio punto di approdo stabile e che contrariamente agli altri assunti in questi anni da Zamparini, non faccia la stessa fine vagante del Candido di Voltaire.
Ecco l’elenco dei 31 in rosa nell’ US. Città di Palermo
PORTIERI - Alberto Brignoli, Fabrizio Alastra, Leonardo Marson, Alberto Pomini
DIFENSORI - Giuseppe Bellusci, Aljaz Struna, Slobodan Rajkovic, Corentin Fiore, Przemyslaw Szyminski, Roberto Pirrello, Andrea Ingegneri, Andrea Accardi, Haitam Aleesami, Antonio Mazzotta, Andrea Rispoli, Alessandro Salvi
CENTROCAMPISTI - Mato Jajalo, Luca Fiordilino, Ivaylo Chochev, Nicolas Haas, Radoslaw Murawski, Simone Santoro, Antonino Gallo
ATTACCANTI - Cesar Falletti, Carlos Embalo, Simone Lo Faso, Ilija Nestorovski, George Puscas
Aleksandar Trajkovski, Norbert Balogh, Stefano Moreo.

Elisa Lo Piccolo - Agenzia Stampa Italia

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