(ASI) Frosinone. Dopo le vacche magre, finalmente, e meritatamente, quelle grasse. Sei punti in cinque giorni e orizzonte ora schiarito. Il Perugia passa a Frosinone e dimostra che i cicli viziosi e quelli virtuosi sono spesso legati agli episodi, ma gli episodi non sono casuali. Oggi al Matusa il Grifo soffre qualcosa negli inizi dei due tempi, quando i padroni di casa producono il loro massimo sforzo per prendere i tre punti. Subisce, ma non va fuori strada.

Poi, verso la metà sia della prima che della seconda frazione, comincia a giocare come sa, prende fiducia e trova al 28' il pareggio con Di Carmine e al 76', il gol del vantaggio con Dezi sugli sviluppi di un corner. Dunque, due andamenti paralleli, col Perugia che, dopo le segnature, per larghi tratti diventa padrone del campo e alla fine legittima la vittoria. Il risultato è importante sia per i punti (ora i biancorossi sono noni) sia per come è venuto. Tranne l'inizio, nel quale il Frosinone ha fatto valere forza fisica e spirito gladiatorio (due caratteristiche che sono un marchio di fabbrica dei ciociari da anni, aldilà del cambio di allenatori) il Perugia ha mostrato personalità e capacità di gestire il campo. Adesso, nei momenti difficili i grifoni sanno lottare e attendere che passi la nottata. E, poi, sanno colpire quando è il momento giusto, sfruttando le situazioni, cioè il contrario di quello che succedeva nelle prime partite, quando i grifoni si specchiavano nelle loro virtù ma poi venivano puniti al primo mezzo errore. Insomma, un processo di crescita nel quale i grifoni hanno acquisito maggiore concretezza senza rinunciare alla loro personalità calcistica, basata sulla propositività del gioco. La quale viene fuori, ecco la novità, nei momenti giusti e si alterna con sapienza e equilibrio alle fasi in cui la squadra deve lasciare il fioretto e imbracciare la clava. La formazione iniziale vede Nicastro promosso punta titolare dopo i due gol segati accanto a Buonaiuto e Di Carmine, quest'ultimo al centro di un attacco più mobile per non dare punti di riferimento e fronteggiare i difensori centrali frusinati, non proprio schegge di velocità. In mediana, conferma per Brighi, Zebli e Dezi, davanti ai quattro di difesa, Del Prete, Volta, Monaco e Di Chiara. Il Perugia soffre in avvio la fisicità dei padroni di casa: qualche palla e qualche avversario sfugge al controllo dei difensori biancorossi. Il Frosinone gioca molto sulle seconde palle e su una di queste trova il gol, con Dionisi. Il Perugia non si scompone, rimane corto e comincia a produrre il proprio gioco. Alza il baricentro, gioca palla a terra, apre sulle fasce ma non disdegna gli inserimenti centrali. Il pari di Di Carmine premia l'intraprendenza dell'attaccante, che ha un tiro efficace che dovrebbe provare più spesso. Dopo il gol, le paure dei grifoni si sciolgono, la squadra continua a giocare come sa, resta corta, pressa alto i frusinati e non corre altri pericoli, anzi tiene il pallino fino alla fine. Il Frosinone riprende fiato nell'intervallo e in avvio di ripresa si ributta in avanti. Guadagna metri, la squadra di Marino, il Perugia si schiaccia un po' troppo, ma senza disunirsi e allungarsi. La lettura della partita da parte dei grifoni è sempre lucida, e gli ingressi di Acampora e Guberti permettono progressivamente di riguadagnare metri e tentare sortite in avanti non di mero alleggerimento. Su una di queste, sugli sviluppi di un corner, Dezi a un quarto d'ora dalla fine, trova il pertugio giusto per scuotere la rete di Bardi: 2-1. Il finale di gara è una prova di maturità della squadra di Bucchi. Nessun errore, nessuna leggerezza, poche sbavature (due punizioni dal limite regalate, ma senza conseguenze). Il Grifo fa entrare anche Bianchi, si difende giocando a calcio, col possesso di palla e il fraseggio tra le linee che fa girare a vuoto i ciociari. Alla fine, la vittoria è meritata, significativa e davvero importante, perché aiuta i grifoni a credere ancor più nel loro lavoro. L'entusiasmo non deve trasformarsi in esaltazione, ma sicuramente aiuterà a rafforzare la sicurezza dei biancorossi nei propri mezzi.
Daniele Orlandi – Agenzia Stampa Italia

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