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(ASI) La canzone di Edoardo Vianello potrebbe essere la corretta colonna sonora per questa prima di campionato. Infatti, l’inizio è come un anno fa allo Juventus stadium il Parma, che convince e segna il suo primo goal sempre con Lichsteiner, con la differenza che Conte anziché in panchina sta in tribuna e Giovinco veste la maglia bianconera.

 La Juve del tandem Conte-Carrera ripropone il rodato 3-5-2, con Marrone promosso titolare, visto l’infortunio alla vigilia di Lucio e Chiellini non al top, con l’apprezzato Asamoah sulla sinistra e davanti a fianco di Vucinic, l’ex Giovinco e con Marchisio promosso capitano. Modulo speculare per il Parma, che si presenta davanti con Biabiany e il nuovo arrivato in Italia il colombiano Pabon con l’ex Amauri indisponibile.

Subito gioco con Biabiany che va duro su Vidal e che viene ammonito. Avvio decisamente balbettante per la Juve con un Parma ben messo e che spinge per tre volte nella mezz’ora alla bandierina, dando un po’ di preoccupazione a Storari. La Juve è yn po’ imballata e non molto precisa con Giovinco, che si fa ammonire per simulazione, e Vucinic girano a vuoto, finché al ’32 Lichsteiner, partito in fuorigioco, spaventa Mirante lo stende e causa un rigore, visto dall’arbitro di porta. Alla battuta Vidal sempre a segno finora dal dischetto, ma un tiraccio dà gloria a Mirante, che si prende una cassa di champagne e lascia tra lo stupore dello Juventus stadium. Pirlo cerca i prendere le fila, ma la Juve non riesce a sfondare ed è velleitaria quando dovrebbe pungere. Primo tempo un po’ deludente per i bianconeri, che hanno tenuto le fila del gioco, con un Parma però preciso e organizzato che ha provato a contrattaccare.

Nella ripresa la Juve va all’arrembaggio, Vidal non riesce a chiudere un cross di Asamoah e poi con Vucinic che si trova a tu per tu con Mirante, che fa un altro miracolo. C’è aria di goal e da sinistra verso destra, palla a Lichsteiner. Esattamente come un anno fa, l’ex Lazio sblocca e tutto il popolo juventino incrocia le dita e vede ottimi auspici. Un anno fa, ci fu una raffica di goal e Pirlo, che è uno preciso, non ci pensa due volte e da punizione con un rasoterra supera la linea, forse di qualche millimetri, c’è un po’ di incertezza, ma l’arbitro di porta da l’assenso. Giovinco poi si trova di fronte a Mirante, ma viene fermato dal guardalinee. Pabon e Aquah escono per Ninis e Belfoldil. La Juve sale in cattedra e sfodera la sua velocità e potenza. Il Parma, comunque, cerca di pungere quando può e ca fuori area Biabiany impegna Storari, ch devia in calcio d’angolo. E’ soprattutto Giovinco che vuole risegnare alla prima, ma questa volta con la nuova vecchia maglia, che tanto ha voluto. Il Parma, comunque, non ci sta a dare partita vinta Bonucci ne fa una delle sue, Biabiany s’invola in area e serve Belfodil, che è anticipato dal provvidenziale Barzagli, poi il Parma spreca con Valdes che anziché servire due compagni liberi, tenta la conclusione che Bonucci sventa ed è vivace con Ninis. Un po’ in calo la Juve gli allenatori fanno un doppio cambio un decisivo, ma stremato Lichsteiner per Padoin, reduce da un buon precampionato e Matri per un poco vivace Vucinic, mentre Donadoni leva Rosi per Pellè, un attaccante per un difensore e si fa più offensivo. Giovinco deve abbandonare il campo per un brutto colpo, con i barelle rieri ed entra De Ceglie Sempre Ninis impegna Storari, che respinge e replica anche su Gobbi.

La Juve si rifà con un bel arrembante secondo tempo, dopo l’avvico incerto e velleitario, il Parma ha provato a fare la sua partita, ma ha sprecato quando la Juve ha concesso delle libertà. Nonostante le assenze di Buffon e Chiellini e per la prima volta dopo 19 anni Del Piero sancisce il suo dominio, dando chiari segnali a Milan, Inter e Roma. Stupisce sempre più Asamoah, che allontana l’acquista di un esterno sinistro, ma come al solito manca qualcosa in attacco, non a caso le punte sono rimaste all’asciutto. Ci sono ancora cinque giorni per avere quel qualcosa in più, che si chiami Llorente, o Jovetic, già a segno due volte o il vecchio pallino Dzeko.

Daniele Corvi Agenzia Stampa Italia

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