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(ASI) • Sei il primo giocatore del Perugia che intervistiamo dopo la matematica conquista della promozione in Prima Divisione, sei stato anche uno dei punti fissi della squadra, quindi ti chiedo di raccontarci in poche parole questa stagione.



Stata una stagione molto difficile, per molti di noi è stato il primo anno da professionisti e la società ha sempre rispettato l’obbligo di giocare con giovani in campo, quindi nel complesso è stata una stagione dura. Siamo arrivati in fondo da vincitori, è la seconda promozione consecutiva e siamo tutti molto soddisfatti dell’obiettivo raggiunto.

Domenica scorsa la sconfitta di Lamezia, in termini di classifica non è cambiato un gran che, ora però bisogna chiudere in bellezza in casa contro l’Isola Liri…

Stiamo preparando bene quest’ultima partita, oltre ai tre punti che ci servono per arrivare primi nel girone ci teniamo a vincere l’ultima in casa. Commentando la partita di Lamezia credo che non meritassimo di perdere, abbiamo tenuto il pallino del gioco per novanta minuti. Unico neo forse il calo di attenzione in fase di non possesso palla, infatti, loro hanno fatto due tiri e due gol. Per nostra fortuna il Catanzaro non ha vinto e quindi sta tutto in mano nostra per centrare l’obiettivo del primo posto.

Una stagione bellissima quella dei grifoni. Quanto a te, qual è la partita che porterai sempre come ricordo?

Sono tante quelle che resteranno nei ricordi. Sicuramente la partita interna contro il Milazzo con il gol segnato al novantatreesimo è tra quelle più significative, il culmine della gioia. Eravamo sotto, ricordo lo speaker dello Stadio Curi che ha diffuso la notizia sul risultato del Catanzaro, loro perdevano e noi abbiamo segnato. È una partita che non dimenticherò. [La partita finì 2-1 per il Perugia n.d.r.]

C’è un gol che avresti voluto segnare, ma il pallone non ti ha dato retta?

Mettiamola così, il pallone di domenica scorsa a Lamezia che il portiere ha quasi tolto da dentro la porta. Sarebbe stato il gol dell’uno e uno e alla fine avremmo raccontato un’altra storia.

Il Perugia ha scelto quest’anno di avere una formazione molto giovane con diversi sottoquota. Te sei fra queste nuove leve, quale credi sia stato il vostro contributo alla squadra e alla stagione?

E’ stato sicuramente un contributo importante, quando si è giovani si ha sempre voglia, abbiamo sempre energie fresche da dare. Nel corso del campionato diamo il massimo per metterci in mostra, ma oltre a questo ci sono i fatti: le buone partite che Pupeschi ed io abbiamo giocato, Moscati con i suoi gol, il miglioramento costante di Giordano che con le sue parate ha salvato diverse partite.

Quali sono le tue prospettive per il futuro?

L’obiettivo è di salire sempre di categoria fino a raggiungere la Serie A, se vincessimo anche il prossimo campionato, saremmo già in Serie B. Allo stesso tempo un mio obiettivo è anche restare a Perugia, è una piazza importantissima e altrove non si trova quello che c’è qui.

Cerchiamo di tornare alle origini calcistiche, quando hai iniziato a giocare a calcio e quando hai deciso di spostarti sulla fascia e fare il terzino?

Ho sempre giocato sulla fascia. Da esterno, terzino o attaccante ho sempre sfruttato la mia prima qualità che è la corsa. Al centro della difesa non ho mai avuto l’occasione di giocare se non per sostituire qualche compagno. Ripercorrendo la mia storia calcistica ho iniziato intorno ai dieci anni con la squadra del Racing Club di Sandro Tovalieri, in seguito intorno al 2000 sono passato alla A.S. Roma, dove sono rimasto per quasi sei anni, poi due anni a Grosseto e ora il Perugia.

A questo punto non posso non chiederti come è stato giocare nel vivaio della Roma?

Era un sogno soprattutto per un ragazzino, avere addosso la maglia della Roma è un’emozione unica. In più se sei tifoso e se vivi a Roma è ancora più bello, dopotutto indossi la maglia della tua città. Credo sia la stessa cosa che prova Alessio Benedetti a giocare con i colori biancorossi.

Sei quindi un tifoso della Roma?

Eh sì.

Avresti accetto proposte delle giovanili della Lazio?

Certo come no, e mi avessero chiamato sarei andato con loro. C’è da dire che non sono un tifoso accanito, piuttosto un simpatizzante. Tifo soprattutto per la squadra in cui gioco io.

C’è un giocatore cui ti ispiri?

Federico Balzaretti è parecchio offensivo e mi piace molto come gioca.

Domenica sarà una grande festa al Curi, cosa ti aspetti di vedere allo stadio?

Non so bene come sono ora i regolamenti, però a me piacerebbe molto vedere bandiere, coreografie, fumogeni come accadeva qualche anno fa. Ora visto che alcune cose sono vietate, va benissimo vedere tantissima gente, sentire i cori e poi festeggeremo tutti insieme alla fine della partita.

A chi dedichi la vittoria di questo campionato.

Alla famiglia che mi è sempre stata vicino, i miei genitori mi seguono sempre e anche mio fratello che, nonostante giochi a pallacanestro, rinuncia alle partite e agli amici per venirmi vedere giocare. Dedico questa vittoria anche alla mia compagna.

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Disponibile, gioviale e forte. Tre parole sole per Andrea Zanchi forse sono poche, ma rendono l’idea. Tutta da scoprire la sua simpatia e solarità nel rapporto con gli altri, mentre la sua forza in campo è indiscussa. Scattante e offensivo, un difensore veloce capace di affondare ed essere pericoloso in fase di attacco, efficace come ce ne sono pochi nella categoria. Insieme agli altri classe 1991 è uno dei gioielli del Perugia, un calciatore da valorizzare e portare sempre più in alto: lui lo desidera e tra i tifosi c’è chi vuole vederlo galoppare ancora su e giù per quella fascia, magari anche dove i campi sono più verdi! In bocca al lupo Andrea.

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