Junio Valerio Borghese aiutò i Fiorentini colpiti dall'alluvione
(ASI)Il 4 novembre 1966 l’Arno travolse Firenze e chi aiutò prontamente i Fiorentini fu il "Principe Nero" Junio Valerio Borghese con l'organizzazione dei reduci della X Mas .
Mentre le acque fangose coprivano i vicoli del centro storico di Firenze e minacciavano un patrimonio storico - artistico inestimabile, la macchina statale dei soccorsi si trovò paralizzata da ritardi strutturali e lungaggini burocratiche. In quel vuoto iniziale si insinuò una gara di solidarietà che vide la convergenza imprevedibile di realtà tra loro opposte: dagli "Angeli del fango" d’ispirazione pacifista o cattolica fino agli ambienti dell’estrema destra italiana, capeggiati dal Comandante della X Mas Junio Valerio Borghese.
Infatti, nei giorni immediatamente successivi al disastro, Borghese promosse un’azione di soccorso autonoma. Sfruttando la rete capillare di organizzazioni veterano-reducistiche e di giovani simpatizzanti del MSI e dei movimenti nazionalisti, l' ufficiale della marina militare riuscì ad allestire in breve tempo un sistema di approvvigionamento privato.
I convogli organizzati o sostenuti dalla sua organizzazione trasportarono a Firenze camion carichi di generi di prima necessità con: viveri a lunga conservazione e acqua potabile; coperte, abiti asciutti e calzature per i numerosi sfollati; attrezzature da lavoro, tra cui centinaia di pale e stivali in gomma.
La distribuzione si svolse senza passare dai centri di smistamento istituzionali o comunali, portando gli aiuti porta a porta nei quartieri maggiormente devastati, come Santa Croce e San Frediano.
A tal proposito va detto che l'intervento di Borghese aveva una duplice natura: se da una parte era ovviamente animato da uno spirito solidale ed umanitario, dall'altra voleva dimostrare l'efficienza logistica (in contrapposizione con l'inefficienza delle istituzioni democratiche nate dal 25 aprile 1945) della sua struttura paramilitare con una catena di comando snella che consentì di muoversi prima che la macchina dello Stato completasse le prime ricognizioni.
La Firenze del 1966 era una città dalla forte e consolidata tradizione politica di sinistra e antifascista, ciononostante, nei primi giorni di smarrimento e disperazione, la priorità assoluta della popolazione fu la sopravvivenza. I beni di prima necessità portati dagli uomini legati a Borghese vennero accolti con sollievo, sfumando per un breve istante i confini delle ideologie di fronte all'emergenza immediata.
Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia
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