Hollywood ovvero l’occupazione delle menti

(ASI) La gestione di una società da parte di qualsiasi potere non può fare a meno di un apparato simbolico e culturale che ne assicuri la fondamentale unità attraverso l’adesione della maggioranza della popolazione ad un sistema di valori condivisi.


A questa regola non sfugge nemmeno l’impero USA . Come viene formato e gestito questo apparato simbolico è ben spiegato dal libro di Stefano Anelli (1948-2010) “Divi di stato” disponibile in rete.
L’autore, uno storico, inserisce il sistema di Hollywood in un’analisi complessiva della storia americana.
Il tema dell’uso della propaganda da parte degli USA è ora più noto e viene illustrato in varie sedi. E’ diventato più evidente con il ruolo avuto dalla comunicazione nelle “rivoluzioni colorate” che hanno caratterizzato da sempre la politica americana ma che hanno assunto un nuovo rilievo con i sommovimenti nei paesi arabi ed in particolare nelle crisi libica e siriana e nel colpo di stato del Maidan che è all’origine della guerra in Ucraina.
Interessante anche la lavoro di Enrica Parruchietti, scrittrice, giornalista e conduttrice televisiva disponibile sul suo blog e l’analisi di molti film dal punto di vista della propaganda condotta insieme a Roberto Quaglia, scrittore e critico italiano.
Anche il produttore italiano Aurelio De Laurentis ha evidenziato la ricerca del monopolio sul cinema da parte degli USA in una intervista in cui ha evidenziato gli interventi USA per evitare che il cinema italiano mantenesse il ruolo internazionale che stava assumendo grazie alla creatività dei registi e degli attori . “A noi italiani non era permesso avere successo internazionale, ma ora il cinema è finito ed è l’epoca delle serie TV, dove i registi sono meri esecutori”.
Sottolineava inoltre la grande influenza del cinema nella politica americana, anche per l’elezione dei presidenti.
La gestione dell’immaginario è usata da Hollywood anche come strumento di ingegneria sociale. Il concetto fondamentale è che gli USA e gli alleati costituiscono liimpero del bene contrapposto all’impero del male i cui protagonisti cambiano di volta in volta. L’URSS, l’Iran, la Cina e oggi in particolare la Russia, sono gli attori negativi contro cui si deve combattere. Le ragioni economiche, valiorali e politiche di questi attori sono sempre taciute da giudizi apodittici che si sviluppano nel concerto unanime della informazione di regime realizzata dai media e dal cinema.
Anche alcuni modella come la diffusione della perversione lgbt vengono diffusi attraverso questo combinato disposto di mezzi che, a poco a poco, li introduce fra i popoli ittima della propaganda come dati di fatto per costruire una socità piegata agli interessi del “mercato” o meglio agli interessi delle multinazionali.
Ci stupiamo ogni tanto della cecità della maggioranza di fronte a narrazioni che contrastano in modo palese con gli interessi dei popoli. Cosa dire per esempio della Germania che, dopo la distruzione del North stream da parte degli “alleati” continua a collaborare acriticamente alla guerra contro la Russia ? Quando questo accade abbiamo la prova che le menti sono state “occupate” da queste narrazioni, realizzando una vittoria che orienta l’agire sociale.
Questo fenomeno è già stato anticipato. Marshall McLuhan diceva che "Il mezzo è il messaggio", ed intendeva esattamente questo: un messaggio che non giunge per un canale istituzionale è scartato a priori, anche se è sacrosanta verità al confronto di panzane cosmiche. Nell'informazione c'è quindi un effetto massa: si crede a ciò che dice il grosso degli organi di informazione e si tende a scartare opinioni isolate, che contrastano.
Avere perciò una postura critica è necessario per sopravvivere personalmente e per costruire una effettiva alternativa politica.

Vincenzo Silvestrelli

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