Ripercussioni del conflitto Russo-Ucraino sul mercato del lavoro italiano: intervista al giuslavorista Severino Nappi.

nappi7 copy(ASI) In data 19 aprile il giuslavorista Saverino Nappi è intervenuto ai microfoni di Agenzia Stampa Italia in compagnia del direttore Ettore Bertolini, affrontando tematiche inerenti all’emergenza del lavoro in Italia tenendo in considerazione le ripercussioni del conflitto Russo-Ucraino.

Si è parlato delle politiche e dei costi del lavoro, della burocrazia italiana e degli effetti della guerra, tutti argomenti che hanno fortemente influito la condizione attuale di disoccupazione che colpisce 2 milioni di italiani.

Il professor Nappi ha fin da subito delineato lo spiacevole contesto in cui l’Italia attualmente si trova: negli ultimi due anni infatti, la pandemia ha messo a dura prova la condizione lavorativa di molte persone e proprio quando sono stati segnalati segnali di ripresa del dato occupazionale, la guerra in Ucraina ha reso nuovamente questo piano precario e friabile.

In tutto lo stivale si è manifestato un arretramento complessivo del sistema economico: crisi energetica, aumento del prezzo materie prime e di beni di carattere alimentare. Tutto ciò ha portato ad una precarizzazione del mercato del lavoro e dunque a una riduzione dell’incrocio fra domanda e offerta di lavoro.

Diverse sono le misure che potrebbero essere impugnate per migliorare questa condizione, come ad esempio un aumento di investimenti sulle politiche attive del lavoro, una rivisitazione del concetto del reddito di cittadinanza e una migliore organizzazione dei centri per l’impiego, i quali allestiscono percorsi formativi senza una dinamica qualificata.

La guerra, come ha fatto notare il presidente Bertolini, non solo interrompe il commercio tra i paesi e aumenta il costo delle materie prime ma soprattutto diffonde incertezza, come sono incerti i destini dei 100mila profughi ucraini che in tutta Europa sono anche loro in cerca di posizioni lavorative.

Alla domanda su come integrare postazioni lavorative per i profughi ucraini senza peggiorare la condizione di disoccupazione che persiste in Italia, il giuslavorista Nappi ha precisato che le numerose e nuove figure qualificate potranno positivamente impattare sul mercato del lavoro, rappresentando così un’opportunità. Ha poi specificato che il problema non sussiste sugli esigui posti di lavoro, ma sulla mancanza di percorsi solidificati e su una debolezza del percorso produttivo che non riceve il necessario sostegno dallo Stato.

Si è anche riflettuto sulle questioni di sicurezza del lavoro e soprattutto sulle morti bianche. Il tema della sicurezza è infatti un argomento ampliamente trattato dalla legge che prevede “un assetto normativo rivoluzionario e formalistico” con però un elevato tasso di burocrazia e complessità.

In questo campo, la modalità di gestione è il più delle volte inadeguata poiché rispettare le regole vuol dire sostenere ingenti costi che se sostenuti, oltre che a sostegno del lavoratore, migliorerebbero ampliamente anche il mercato del lavoro.

L’intervista si è conclusa con l’ultima domanda attinente alla difficoltà dell’Italia nelricevere finanziamenti. Seguendo la risposta del prof. Nappi, le concessioni di credito attuate sono state fino ad oggi fallimentari e questo perché oggi accedere al credito non dipende né dalla qualità del progetto né tantomeno dalla dimensione dell’impresa e dalla capacità di spendere il denaro, ma dipende da algoritmi e regole, ovvero misure che vengono sottratte alla discrezionalità dell’operatore bancario. Sussiste dunque una mancanza di interpretazione che non tiene conto della situazione socio-economica del paese e della complessità e della diversità delle strutture e delle condizioni sociali.

Tommaso Maiorca - Agenzia Stammpa Italia

 

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