di Giancarlo Elia Valori 

Honorable de l’Académie des Sciences de l’Institut de France

(ASI) Roma  - Nel proseguire la disamina degli studi in merito al cambiamento climatico che sta elevando la temperatura media del pianeta, va detto che l’impatto della temperatura sull’efficienza della produzione a temperature ambienti troppo basse o troppo alte influenza negativamente l’efficienza della produzione e causa perdite economiche non trascurabili. Nel mentre i lavoratori all’aperto sono più seriamente minacciati dalle ondate di calore ad alta temperatura a causa dell’esposizione prolungata ad ambienti eccessivamente caldi.

Quando l’alta temperatura (33 °C) dura per dieci giorni, il rischio di morte per malattie cardiovascolari nel gruppo di lavoratori all’aperto aumenta del 149%.  The 2020 China report della prestigiosa rivista «The Lancet» ha calcolato che nel 2019 i lavoratori all’aperto cinesi hanno perso circa lo 0,5% del loro potenziale orario di lavoro a causa delle alte temperature, causando una perdita dell’1% del prodotto interno lordo del Paese (126 miliardi di dollari), che è equivalente al budget annuale totale della Cina per scienza e tecnologia. Il caldo non influisce solo sulla salute fisica, ma anche sulla salute mentale quali emozioni, ecc. Patrick Baylis nel 2020 ha pubblicato un articolo sul «Journal of Public Economics», una delle principali riviste di economia, per identificare la preferenza latente delle persone per la temperatura.

Ha utilizzato le espressioni emotive del pubblico sul social media Twitter da giugno 2014 a ottobre 2016 come fonte di informazioni per costruire dati quotidiani, mensili, annuali, relativi a giorni lavorativi, vacanze e tendenze temporali specifiche dello stato del lavoratore. Egli ha rilevato la risposta emotiva delle persone alla temperatura in ambiente di lavoro. Le emozioni delle persone sono generalmente negative rispetto ai gradi centigradi di normale andamento (20-25 °C), e l’indice dell’umore delle persone scende da 0,1 a 0,2 o più nei giorni caldi (35-40 °C). L’influenza della temperatura influisce anche sull’indice di socievolezza. Inoltre Baylis ha utilizzato l’impatto esogeno del reddito (cambiamenti salariali trimestrali o multe per parcheggio, eccesso di velocità, ecc.) per misurare economicamente questa risposta emotiva.

Ha scoperto che il valore economico di una deviazione per differenze notevoli di temperatura influisce sull’indice di disponibilità reciproca fra le persone. Il voler investire danaro per portare la temperatura massima giornaliera da 30-35°C a 20-25°C è fra 11,94 e 4,77 US dollari (a seconda dello stipendio o l’importo delle multe subite). Vale la pena notare che l’accumulo di emozioni negative causerà più problemi sociali, come depressione, suicidio, induzione di attività criminali e aggravamento dei conflitti umani. Marshall Burke, Felipe González, Patrick Baylis, Sam Heft-Neal, Ceren Baysan, Sanjay Basu e Solomon Hsiang hanno edito nel 2018 un articolo su «Nature Climate Change» che ha analizzato la relazione tra il tasso di suicidi e le alte temperature, e i risultati hanno mostrato che per ogni aumento di 1 °C della temperatura media mensile, il tasso di suicidi nelle contee degli Usa e di alcune città del Messico sono aumentate dello 0,7% e del 2,1%. Solomon M. Hsiang, Marshall Burke ed Edward Miguel nel 2013 hanno pubblicato un saggio su «Science» dopo aver esaminato la letteratura pertinente e hanno scoperto che condizioni meteorologiche estreme possono facilmente portare a crimini violenti individuali e di gruppo e contro la proprietà, nonché turbolenze politiche nei Paesi poveri e aggressività e violenza personali.

Tali comportamenti aumenteranno con le alte temperature. Inoltre le derivanti precipitazioni atmosferiche estreme hanno ampliato il divario di reddito incidendo sulla produzione agricola. Gli autori hanno discusso i relativi meccanismi di mutamento dello stato delle cose, tra cui il cambiamento climatico che altererà l’offerta di risorse, e aggraverà la disuguaglianza sociale e causerà conflitti umani; inoltre esso ridurrà la produttività socio-economica, indebolendo così il monitoraggio delle agenzie governative e reprimendo il controllo dell’intensità di episodi criminali. Le migrazioni delle popolazioni e la rapida urbanizzazione causate dal cambiamento climatico causeranno concorrenza per risorse locali molto limitate. Il cambiamento climatico influenzerà i meccanismi fisiologici delle persone, ridurrà la capacità d’esse di esprimere giudizi razionali che diventeranno più offensive e conflittuali, il che a sua volta porterà a maggiori destabilizzazioni. Lo studio del 2015 di Matthew Ranson (2014) pubblicato sul «Journal of Environmental Economics and Management» dimostra pure che il clima ad alta temperatura innescherà più attività criminali e si stima che tra il 2010 e il 2099, i costi sociali delle attività criminali negli Usa a causa del cambiamento climatico raggiungeranno fra i 29 e i 78 miliardi di dollari.

In sintesi, l’impatto del cambiamento climatico sulla salute umana e sullo sviluppo socio-economico non può essere sottovalutato. Di conseguenza il cambiamento climatico è una sfida globale che trascende i confini nazionali e richiede urgentemente una stretta collaborazione tra tutti i Paesi. Il 12 dicembre 2015 alla Conferenza tenuta nella capitale francese sui cambiamenti climatici è stato approvato l’Accordo di Parigi, che chiede un’azione globale contro il cambiamento climatico. È diventato parte storicamente importante della storia dell’umanità a seguito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Rio de Janeiro 1992) e il Protocollo di Kyoto del 1997. La terza pietra miliare della giurisprudenza internazionale per affrontare il cambiamento climatico, pianificando un nuovo percorso per la ricerca globale sul clima. L’obiettivo principale è controllare l’aumento della temperatura media globale di questo secolo entro 2° C e portare l’aumento della temperatura globale entro 1,5° C al di sopra del livello del periodo preindustriale.

Per quanto riguarda la Repubblica Popolare della Cina, Paese in via di sviluppo responsabile, essa ha sempre attribuito grande importanza all’affrontare il cambiamento climatico. Il 3 settembre 2016, la Cina ha aderito formalmente all’Accordo di Parigi ed è diventata la ventitreesima parte contraente a completare la ratifica. Nel settembre 2020, il presidente Xi Jinping ha dichiarato solennemente al dibattito generale della LXXV Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che la Repubblica Popolare migliorerà gli sforzi al contributo del Paese per collaborare al miglioramento del clima, e si sforzerà di raggiungere il picco delle emissioni di anidride carbonica entro il 2030 e raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2060 (Green Development, indicato come indispensabile per costruire un civiltà ecologica, come indicato dagli obiettivi di decarbonizzazione); nonché «rispondere attivamente ai cambiamenti climatici» già nel XIV Piano Quinquennale 2021-2025.

Secondo il Rapporto annuale 2019 sulle politiche e le azioni in materia di cambiamenti climatici della Cina, pubblicato dal Ministero dell’ecologia e dell’ambiente diretto da Huang Runqiu, le emissioni di anidride carbonica per unità di prodotto interno lordo (PIL) della Cina sono diminuite del 4,0% nel 2018, con un calo cumulativo del 45,8% dal 2005, che equivale a una riduzione di 100 milioni di tonnellate di anidride carbonica; inoltre l’energia non fossile ha rappresentato il 14,3% del consumo energetico totale, invertendo sostanzialmente la rapida crescita delle emissioni di anidride carbonica, e ha dato un importante contributo alla risposta al cambiamento climatico globale. Tuttavia, per garantire la realizzazione dell’impegno per il 2060 e ridurre al minimo l’onere sanitario dei cambiamenti climatici sulla popolazione mondiale, sono ancora necessarie politiche e misure più efficaci.

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