(ASI) Roma - Ci ha contattato Giulio Consoli dell'Associazione  "Goffredo Mameli" di stampo patriottico e irredentista, e anche membro  dell'associazione italo - corsa "Pasquale Paoli" per parlarci del nuovo "podcast" che hanno ideato su tematiche culturali e storico - politiche.

 
A tal proposito, gli abbiamo posto alcune domande:
 
- Ci parli brevemente di lei...
 
"Sono Giulio Consoli, classe 2003, la generazione maggiorenni di quest'anno. Vivo a Roma dove frequento il liceo classico Montessori, di cui sono rappresentante di istituto. Malgrado la giovane età, faccio attivismo politico e culturale da quando avevo 14 anni, e sono fra le varie cose caposezione del circolo di Roma Nord dell'Associazione Pasquale Paoli e speaker del suo podcast "L'eco di Paoli", che invito i lettori a seguire su Spotify, stesso ruolo che svolgo nella Associazione Culturale "Goffredo Mameli"...
 
- Ci parli innanzitutto della vostra associazione "Goffredo Mameli"...
 
"Per descrivere la nostra associazione non c'è frase che renda di più l'idea che la seguente di Nazario Sauro : sempre, ovunque e prima di tutto Italiani. Cosi ci sentiamo e cosi siamo, Italiani, ed è proprio questo sentimento di Italianità che noi vogliamo difendere, tutelare e far riscoprire, soprattutto in quei territori dimenticati, dove per quanto ne sia stato versato, il sangue italiano scorre ancora".
 
- Su quali tematiche avete incentrato il vostro podcast?
 
"Il podcast, fra poco disponibile su Spotify, Spreaker e Google Podcasts fra le varie piattaforme, è ovviamente sempre in linea con il fine dell'associazione, pertanto nel programma verranno approfondite tematiche più o meno note che possono dare quella visione di italianità di cui l'Associazione vuole essere portavoce. Si pensi al primo episodio, l'intervista allo storico e scrittore Gianfranco Stella riguardo il dramma vissuto dagli Italiani di Istria e Dalmazia".
 
 - Cosa è accaduto in Istria e Dalmazia nel secondo dopoguerra? Una tragedia di parte, una tragedia nazionale o universale secondo lei?
 
"La ringrazio molto per la domanda, ottima, trattata anche nella parte conclusiva del primo episodio del podcast. Dalla fine della guerra c'è sempre stato un sentimento anti italiano nel trattare la vicenda, dalle sassate ai treni degli esuli al vederla come tragedia di parte, ad etichettarla come fascista; la verità è che quanto subito ha valore e peso per tutta l'Italia, non è una tragedia fascista, ma Italiana. Un po' l'amor patrio e proprio di città geograficamente di confine, un po' il sentimento anti-stalinista hanno portato a questa facile etichetta, questo luogo comune che ha impedito e ancora impedisce agli Italiani di avere solidarietà nei confronti di altri Italiani, che fascisti, la stragrande maggior parte, non erano".
 
Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia 

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