(ASI) Una Lazio, bella a metà, espugna Cesena e conquista tre punti contro un combattivo Spezia. Gli aquilotti soccombono alle aquile, ma si candidano a sorpresa del campionato. Inzaghi vince, ma non convince appieno.

Lo fa, eccome, Italiano, ancora orfano del prezioso Galabinov. La Juventus vince e, come la Lazio, non convince. Per niente. Il tanto atteso calcio liquido di Pirlo continua ad essere solo teorico. Il Torino, dopo un buon primo tempo, riesce nell’impresa di beccare due gol in fotocopia. Per entrambi gli allenatori - Pirlo e Giampaolo - c’è tanto da lavorare.

Derby senza sorprese 

Primo tempo. C’era una volta la difesa italiana, un marchio di fabbrica che ci ha fatto vincere molto. Sia in Nazionale, sia con le squadre di club. Quelle di oggi - dicono - sanno impostare meglio l’azione. L’ultima moda e’ quella di cominciare il giro palla con il portiere, evitando lanci lunghi. Coronarie da attenzionare perché, così facendo, latita la tranquillità. Le filosofie di gioco fanno storia quando portano vittorie e trofei, ma per il momento ci sono solo errori marchiani e qualche gol di troppo. Se poi cinsi mette anche un attaccante in fase di marcatura, ecco che la frittata è bella che fatta. Il gol del Torino di N’Koulou è solo l’ultimo esempio con Chiesa in marcatura che ha cincischiato. Al 13’ altro buco bianconero a destra con Danilo che, da buon brasiliano, talvolta dimentica di fare diagonale. Zaza avrebbe potuto raddoppiare ma ha sparato a salve su Szczesny. Quanto manca a questa Juventus il temperamento di Chiellini, l’ultimo difensore Italiano di vecchio stampo. Nel primo tempo è parsa più solida la retroguardia granata, la più perforata del campionato. Manca ancora di più quando al 44’ Belotti colpisce al volo di destro solo soletto dentro l’area, mandando alto. Si va al riposo e ci si interroga sulla tenuta della squadra di Giampaolo. Qualche stagione fa bastava il minimo scarto per alzare il muro e chiudere la porta. Oggi non si può, è fuori moda. Ma chi l’ha detto? Ahi, ahi, questa moda.

Secondo tempo. Juve vulnerabile dietro e poco o nulla creativa in avanti. Partita termina quando arbitro fischio, parole dell’indimenticabile Vujadin Boskov. C’è il secondo tempo e il derby è un appuntamento sempre pieno di sorprese. Sarà? Al 57’ pareggia Cuadrado con un tiro da fuori ma Orsato annulla con l’ausilio del Var. Al 76’ invenzione di Dybala e conclusione ravvicinata di Chiesa, Sirigu ci mette una bella pezza. 30 secondi dopo palla alta nel cuore dell’area e di testa McKennie - entrato al 71’ al posto di Rabiot - pareggia i conti. Ma i difensori del Toro non devono aver visto la sostituzione perchè lo hanno ignorato del tutto. Giampaolo - che per noi è un ottimo allenatore - al 75’ aveva sostituto Zaza, che aveva messo in difficoltà Bonucci e compagnia, con Lukic, un centrocampista. Non c’è possibilità di verifica, certo, ma da allora la Juve si è svegliata e ha tirato in porta più volte fino al 2-1 di Bonucci che, ripetiamo, era rimasto rintanato nella sua metà campo. Questo fino al momento in cui il Torino aveva due tori in davanti. Derby della Mole ad una Vecchia Signora che vince ma non convince, mentre il Torino gioca bene e crea per un’ora buona prima del crollo. Sorprese? No. Così è se vi pare. 

Lazio vola, ma non troppo in alto

La Lazio batte lo Spezia, con un primo tempo di ottima fattura, poi soffre il ritorno della neopromossa che ha ottime geometrie e molta vis pugnandi. Nei primi 45’ minuti per molti tratti abbiamo rivisto la squadra robusta e vincente di Simone Inzaghi - versione prima del lockdown - poi pian piano è calata dando spazio ai ragazzotti di Italiano. Se dovessero continuano su questa strada potranno brindare alla permanenza in serie A. Complimenti ad Italiano, novello tecnico di provate qualità e prospettiva.

 

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