(ASI) Roma – George Soros finanzia la lotta alle “fake news”, le notizie bufala, in Inghilterra. Ebbene sì, il magnate ungherese, ma con la cittadinanza statunitense, ha contribuito assieme a Pierre Omidyar, il fondatore di eBay, alla creazione di un software in grado di smascherare le fake news.

 Il programma è stato prodotto da Full Fact, organizzazione specializzata al fact-checking delle notizie, e permetterà di stabilire in tempo reale la veridicità delle dichiarazioni rilasciate dai politici in tv, sulla stampa e in Parlamento. A darne notizia è il quotidiano britannico The Guardian, che spiega che questo strumento sarà messo al servizio dei giornalisti di Sua Maestà britannica.

Ben 500mila dollari sono stati impiegati nel finanziamento di questa operazione che, a partire da ottobre, sarà disponibile una prima versione del sistema detta “bullshit detector”, ovvero rilevatore di cavolate.

Mevan Babakar, la project manager di Full Fact a Londra, spiega il perché di questo software: “Sempre più informazioni sbagliate vengono diffuse nel mondo, e ciò che ci manca sono i mezzi per respingerle”. E dunque per Babakar con il progetto “E' come cercare di costruire un sistema immunitario”.

Questa prima versione del programma usa un database con migliaia di controlli di veridicità fatti manualmente, ma il progetto vede le prossime versioni future in grado di accedere automaticamente a dati ufficiali.

Ad essere sinceri, bisognerà vedere quali tipi di fake news tali organizzazioni vorranno combattere. Alcuni commentatori già indicano il software come un valido strumento per combattere le “bufale” simili a quelle che i politici pro-Brexit avevano usato durante il referendum. Ma delle notizie catastrofiste su un’eventuale uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, i “titoloni” dei giornali economici che gridavano la follia del “leave”, gli articoli corredati di grafici redatti dai migliori economisti che giuravano su un’immediata povertà per tutti i cittadini britannici fuori dalla politica unioneeuropeista, i pareri delle più importanti agenzie di sondaggi che davano certa la vittoria del “remain”, poi il tutto rivelatosi falso e tendenzioso, di ciò se ne occuperà Full Fact?

Il progetto che negli intenti vorrebbe essere un ausilio alla lotta alle false notizie, si spera che non diventi un’ulteriore “arma” nelle mani di tutti i faziosi anti-populisti. Infatti spesso i politici e giornali che bollano le notizie false dei populisti, si sono “macchiati” essi stessi del “peccato” di fake news: l’esempio della Brexit, poc’anzi accennato, n’è una dimostrazione. Oppure delle dichiarazioni o delle prove che vennero fatte ribalzare sui giornali e telegiornali di tutto il mondo, da parte dei politici, delle agenzie di spionaggio, che parlavano delle immagini e dei filmati di cataste di morti fatte dall’esercito di Gheddafi allora date per certe da tutti, e che furono fondamentali per il bombardamento della Libia, poi nella buona parte dei casi dimostratesi falsi colossali, se ne occuperanno questi “paladini della veridicità”? Questi sono solo alcuni esempi, ma ce ne sono di infiniti sulle fake news dei giornali e politici tanto accreditati come veritieri.

Si ha quasi l’impressione che in realtà con tutta questa filantropia e amore per la verità, non si voglia invece mettere a tacere il dissenso verso il sistema politico ed economico attuale. Una maschera di umanitarismo condita con parole altisonanti, che spesso viene usata per schiacciare il dissenso – chiamandolo “razzista”, “euroscettico”, “xenofobo”, “populista” – a vantaggio, diretto o indiretto, di una sola parte – quella composta dalla grande “famiglia”, per fare alcuni esempi, dei pro-UE in Europa o degli anti-Trump in America.

Del resto suona strano come queste organizzazioni indipendenti che si dedicano alla verifica della veridicità delle notizie, come la Full Fact, prendano dei finanziamenti da altre organizzazioni indipendenti dirette dai grandi magnati. Quei grandi uomini del mercato, di internet, che spesso hanno espresso i loro pareri contro le vulgate così dette populiste, definendo false sic et simpliciter le loro tesi, senza però mai portare prove schiaccianti alle loro accuse. Del resto fa specie che dietro a queste operazioni ci sia spesso un uomo “onnipresente” come George Soros. Il finanziere filantropo, che da sempre finanzia organizzazioni impegnate per i diritti umani. L’uomo che durante il cosiddetto “mercoledì nero” (16 settembre del 1992), con un’operazione di speculazione costrinse la Banca d’Inghilterra a svalutare la sterlina facendogli guadagnare una cifra stimata in 1,1 miliardi di dollari. Colpendo, nello stesso anno, con una speculazione analoga la Banca d’Italia, inducendo la svalutazione anche della lira, e per questo additato, anche, da Bettino Craxi come “il finanziere squalo”. L’uomo che proprio in quell’ottica dei diritti umani, ha finanziato molte organizzazioni durante le “Rivoluzioni colorate” nei Paesi post-sovietici: rivoluzioni che hanno molte zone d’ombra in riguardo alla loro nascita e svolgimento. Finanziatore della campagna di Hillary Clinton e aspramente critico verso il Presidente russo Vladimir Putin. Insomma un uomo potente, che di filantropico sembra avere ben poco, ma in compenso sa ammantare la sua persona di soventi accuse d’ingerenza nella politica degli Stati e di controllo dell’economia mondiale. Comunque un magnate pieno d’interessi, umanitari o politico-finanziari che siano. E un uomo così, in un mondo dove alle “alte sfere” – della finanza o della politica – è fondamentale che le notizie siano il più possibile utili ai loro interessi, davvero avrà a cuore la veridicità delle notizie?

Federico Pulcinelli – Agenzia Stampa Italia

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