(ASI) Marocco - Nella conferenza di Copenaghen del 2009 e nella conferenza di Parigi del 2015, si cercava di limitare la temperatura media globale al di sotto di 2 gradi centigradi e si chiedeva la massima partecipazione e cooperazione tra gli Stati.

Si vedeva urgente la riduzione delle emissioni dei gas serra da parte di tutti i paesi partecipanti, ben 196 che hanno partecipato alla Cop 21( ventunesima edizione della conferenza sul clima organizzata dalle Nazioni Unite) . "Per entrare in vigore nel 2020 l' accordo parigino doveva essere approvato da almeno 55 paesi" così spiegava Laurent Fabius ministro degli Esteri francese, presidente della Conferenza sul clima tenutasi a Le Bourget.

L' Accordo di Copenaghen si era fermato per la non adesione dei quattro grandi inquinatori del mondo: Europa, U.S.A., India e Cina. A Parigi invece si era concretizzato un consenso globale sul 1) controllo ogni cinque anni sui tagli delle emissioni.Il primo sarebbe dovuto verificarsi nel 2023.

2) fondi da parte dei paesi industrializzati privati e pubblici per diffondere nel mondo tecnologie verdi e per decarbonizzare l'economia.

3) rimborsi per coprire le perdite finanziare ed ambientali causate dal cambiamento di clima nei paesi che sono spesso i più poveri.

Naturalmente i grandi produttori di petrolio e gas si sono opposti nettamente all' Accordo di Parigi.

La Cina ha chiesto anche che i controlli venissero fatti non da specifiche organizzazioni internazionali ma che ogni stato verifichi le sue emissioni.

Un altro problema importante dove gli Stati mondiali non sono in accordo riguarda le emissioni dei voli aerei e delle navi tra Pechino e Roma. Nessun paese vuole conteggiarle tra le proprie e così i gas di scarico di aerei e navi sfuggono ai controlli.

Naturalmente con l'accettazione dell'Accordo nessuno era realmente obbligato a fare nulla, infatti non esistono sanzioni per chi non si impegna concretamente su quanto firmato.

Dal 7 novembre 2016 si è aperta la Conferenza dell'Onu sui cambiamenti climatici a Marrakesh.

Il problema diventa più urgente dato che l'Om, l' Organizzazione metereologica mondiale, ha affermato che "il 2016 sarà l'anno più caldo mai registrato, le temperature sono state in media superiori di 1,2 gradi ai livelli preindustriali, tra le cause El Nino(fenomeno climatico che provoca un forte riscaldamento delle acque dell'Oceano Pacifico centro meridionale ed orientale verso dicembre e gennaio, provoca inondazioni, problemi gravi all'agricoltura dell' America Latina) e le emissioni di anidride carbonica". L'incontro del Cop 22 si svolge in Marocco perché insieme alla Tunisia, Algeria, Portogallo, Spagna e ad altri paesi africani, potrebbero trasformarsi in deserto prima della fine del secolo. Alcuni territori dell' Italia e della Grecia diventerebbero semidesertiche.

Le organizzazioni mondiali che cercano di difendere l'ambiente come Greenpeace o 350.org sono soddisfatti di quello che si sta avviando nel mondo, ma ripetono che non basta, ci vogliono fatti, cifre, obblighi.

Oggi in Marocco si attende con trepidazione l'arrivo ma soprattutto le parole del nuovo Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che varie volte ha dichiarato di non voler concretamente attenersi all' Accordo di Parigi di voler, addirittura, reintrodurre l'utilizzo del carbon fossile nella produzione industriale.

L'Arabia Saudita conferma di voler limitare le emissioni di gas serra, mentre la Cina aspetta di vedere le decisioni del nuovo governo americano. L'Australia ha comunicato che ratificherà l'accordo di Parigi ed il Marocco, tramite il ministro degli affari esteri Mezouar, sta apprezzando notevolmente la prima settimana di cooperazione fra gli Stati partecipanti al Cop 22.

Ilaria Delicati - Agenzia Stampa Italia

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