(ASI) Si accingiamo ad andare in Ancona dove vive tuttora una delle discendenti di Ettore Fieramosca il famoso eroe della “disfida di Barletta”.
Ettore Fieramosca nacque a Capua nel 1476 da Rainaldo, barone di Rocca d'Evandro, e da una nobildonna non meglio identificata, e che secondo alcuni studiosi era appartenente alla casa dei Cariolato.


Ricevuta un'educazione umanistica, Fieramosca fu presto avviato alla carriera militare e introdotto come paggio alla corte di Ferrante d'Aragona.
Nel 1493, ancora giovanissimo, aveva già il comando di una compagnia di balestrieri a cavallo, con la quale combatté contro Carlo VIII per Ferdinando II che seguì anche dopo la sconfitta.
Acquartieratosi nella città di Barletta, il Fieramosca partecipò a spedizioni e a modeste imboscate condotte dagli spagnoli. Fu proprio a causa di una di queste imboscate che venne fatto prigioniero il cavaliere francese Charles de Torgues, detto La Motte, che aizzato dagli spagnoli accusò apertamente di codardia i cavalieri italiani al soldo del nemico, tra i quali il Fieramosca, sfidandoli a duello. Così il 13 febbraio 1503 tredici cavalieri italiani, guidati dal Fieramosca, e altrettanti cavalieri francesi, guidati da La Motte, si scontrarono a duello nella famosa Disfida di Barletta che vide i primi come vincitori.

Nel 1504, insignito del titolo di cortigiano del Re, Fieramosca si recò in Spagna a capo di una delegazione per reclamare alcuni privilegi per la città di Capua dinanzi al sovrano Ferdinando II di Aragona che non solo accordò le richieste ma conferì al nobile capitano il titolo di conte di Miglionico e signore di Aquara.
Dopo varie vicende politico personali riimastagli solo la contea di Mignano, il Fieramosca cercò nel 1510, come ritorsione nei confronti degli spagnoli, di passare al servizio della Repubblica di Venezia. Nel 1512 passò al servizio di Fabrizio Colonna e partecipò alla battaglia di Ravenna dove fu gravemente ferito. Dopo la guarigione il Fieramosca raggiunse Ancona per mettersi al servizio del viceré di Napoli, Raimondo de Cardona.
È da questo momento in poi che del cavaliere capuano non si hanno più notizie. Giunto a Valladolid, sede della corte del re di Spagna, muore a causa di una malattia il 20 gennaio 1515 all'età di 39 anni.

Incontriamo in Ancona una delle discendenti dirette dell’eroe: la nobile Giuseppina dei baroni de Sanctis vedova del famoso giornalista ed Editore, Gilberto Bagaloni uno dei massimi giornalisti e storici della letteratura marchigiana del ‘900.

Quindi Lei è una discendente di Ettore Fieramosca?

Semplicisticamente si! Anche se sostanzialmente da parte della famiglia di mio padre, discendiamo direttamente dalla sorella Porzia .
Infatti Ettore non ebbe discendenza.
La mia ava PORZIA andò in sposa ad un nobile teramano, Giovanni Battista Leognani († 1531), barone di Civitaquana e Ginestra, figlio di Alfonso Leognani (+1587) e di Maria Castriota consaguinea di Giorgio Castriota Scanderbegh: da Alfonso nacquero vari figli tra i quali, Giovanni Battista (+1531) che sposando Porzia Fieramosca o Ferramosca diede origine al nuovo ramo dei LEOGNANI FERRAMOSCA mentre dal di lei cognato, Giovanni Giacomo ((+1585) derivò il ramo dei LEOGNANI CASTRIOTA.

Quali possono essere le sensazioni di essere una discendente di tale eroe anche della letteratura?

Nulla di eccezionale o di speciale! È stata sempre vissuta come un fatto ormai consolidato e rappresentava l’eroe della famiglia in primis e poi anche della storia.
In famiglia molti nostri antenati portano il nome di “Ettore”: anche il fratello minore di mio padre , zio Ettore morto giovanissimo nella Prima Guerra Mondiale.

L’Ettore Fieramosca nella Letteratura: come si sentiva quando studiava Massimo D’Azeglio nel suo romanzo storico, proprio sul suo avo?

In casa lo studio della storia, i valori della famiglia erano basilari e speciali: la storia veramente era magistra vitae ed ETTORE è stato sempre considerato il simbolo del valore nazionale.
Così mi sembra che abbia voluto intenderlo e rappresentarlo nel suo romanzo storico Ettore Fieramosca , Massimo d'Azeglio del 1833 e le sue rielaborazioni cinematografiche: Ettore Fieramosca del 1915 diretto dai registi Domenico Gaido e Umberto Paradisi, l'omonimo Ettore Fieramosca film propagandistico del 1938 interpretato da Gino Cervi e diretto da Alessandro Blasetti e in chiave più ironica ne Il soldato di ventura del 1976 diretto da Pasquale Festa Campanile, in cui il condottiero è interpretato da Bud Spencer.
Col suo nome furono varate nel 1850 la pirofregata, appartenente alla Real Marina del Regno delle Due Sicilie e in seguito incorporata dalla Regia Marina, nel 1888 l'ariete torpediniere e nel 1926 il sommergibile.
Nella città di Barletta, sono inoltre intitolate al nome del cavaliere capuano la scuola media statale Ettore Fieramosca e la rivista mensile locale il Fieramosca.

Ha qualche ricordo storico familiare di Ettore Fieramosca?

Un mio nipote, cultore di storia familiare ha un albero genealogico che riporta tutte le varie generazioni e discendenti da PORZIA FIERAMOSCA; ma lo sa che siamo diversi in tutto l’Abruzzo.
In tale albero che mi sembra essere del 1840 circa, ove è scritto:”...albero genealogico per dimostrare il diritto dei discendenti di Cesare Leognani Fieramosca alla rivendicazione delle Ferriere delle Calabrie e beni annessi a Stilo”.
Allo stato attuale molte sono le famiglie nostre congiunte discendenti tutte da Porzia Ferramosca: non vorrei essere esagerata ma quasi tutta la nobiltà teramana, teatina ed aquilana essendo necessariamente unita da legami parentali, possono a affermare che “....fra li rami” hanno Ettore come comune avo.

Francesco Rosati - Agenzia Stampa Italia

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