Dal summit di Wuzhen, riflessioni sul web e appelli alla cyber-sovranità

(ASI) Dallo scorso anno, la piccola città cinese di Wuzhen (appena 59.000 abitanti), centro storico, tradizionale e culturale di inestimabile valore della provincia di Zhejiang, è diventata una zona pilota per lo sviluppo dei sistemi di connessione 4G e, soprattutto, un centro di dibattito mondiale su Internet, sulle potenzialità della rete, sulle opportunità che offre ma anche sui rischi che comporta.

Giunta alla sua seconda edizione lo scorso 16 dicembre, la World Internet Conference sta consolidando le sue credenziali come vertice mondiale di prim'ordine nel campo delle ICT, ma purtroppo è stata per lo più ignorata dalla gran parte dei principali organi di stampa occidentali. Tuttavia, in Asia ha avuto grande eco. Erano presenti molti capi di governo, dal russo Medvedev al kazako Masimov, passando per ambasciatori, imprenditori, ingegneri e informatici.

Nato sotto la presidenza Xi Jinping, il summit di Wuzhen rappresenta uno dei pilastri dell'image-building in virtù del quale Pechino intende accreditarsi pienamente come polo di confronto mondiale sui temi della comunicazione nell'era digitale e rientra in una serie di grandi investimenti seminariali che la Cina ha avviato o rafforzato nel corso degli ultimi quindici anni. Dal Forum per la Cooperazione Cina-Africa al Forum Economico per l'Asia di Boao, dal World Chinese Economic Summit al China International Environmental Protection Exhibition and Conference, ormai la potenza asiatica è protagonista assoluta in settori che, come l'ambiente, lo sviluppo, la pace, la sostenibilità e la comunicazione, mettono generalmente in luce il livello raggiunto dalle diplomazie e dalle cancellerie in termini di maturità e responsabilità globale.

Dal palco del summit, il presidente Xi Jinping ha elogiato le potenzialità della rete, appellandosi ad uno sforzo congiunto nella costruzione di una "comunità dal futuro condiviso nello spazio informatico". Elogiato da Xi, il progetto avviato nell'antica cittadina fluviale di Wuzhen, candidata a diventare patrimonio dell'umanità dell'UNESCO, è stato descritto come un "esempio vivo di ciò che si può ottenere combinando la tradizione con la modernità ed integrando la cultura con la scienza".

La rete informatica è anche una grande risorsa commerciale in un mercato mondiale dove l'ottimizzazione dei tempi di comunicazione e consegna è diventata un criterio fondamentale per qualunque impresa voglia mantenersi competitiva, come dimostra il caso di Alibaba, il portale e-commerce fondato dal cinese Jack Ma, l'imprenditore più famoso e ricco in patria. Lo sviluppo di Internet in Cina sta fornendo grandi opportunità di mercato anche alle imprese straniere che vogliono investire nel Paese di mezzo: "Finché rispettano le leggi cinesi - sostiene Xi - noi accogliamo con favore le imprese e le start-up provenienti da ogni parte del mondo per investire e fare affari in Cina". In generale, però, è dal 2002 che la tecnologia digitale nel suo insieme sembra aver ricevuto una spinta propulsiva nel Paese asiatico, dopo che l'ex presidente Jiang Zemin lanciò la parola d'ordine dell'informatizzazione (xinxihua) come direttrice prioritaria dello sviluppo economico, sociale e militare, in occasione del 16° Congresso del Partito Comunista Cinese.

Dopo tredici anni, i risultati sono sotto gli occhi di tutti: quest'anno l'azienda cinese Huawei è diventata il terzo produttore mondiale di smartphone dopo Apple e Samsung; nel 2014 la Lenovo, leader nel mercato dei personal computer, aveva già raggiunto una quota di mercato pari al 19,6%, staccando l'americana HP di oltre un punto percentuale; lo scorso luglio, l'International Supercomputing Conference di Francoforte ha decretato per il quinto semestre consecutivo dal 2013 ad oggi, il primato del supercomputer Tianhe-2, progettato dall'Università Nazionale della Tecnologia per la Difesa di Changsha, forte di una capacità di calcolo pari a 33,8 petaflops, ovvero in grado di svolgere 33,8 milioni di miliardi di operazioni al secondo.

Il nodo gordiano del discorso di Xi ha invece riguardato la sicurezza e i fattori di rischio che si nascondono in rete. "Il cyberspazio non deve diventare un campo di battaglia dove le nazioni si scontrano l'una con l'altra, né tanto meno un focolaio di crimini". Sembrano scontati i riferimenti non solo all'utilizzo strumentale che organizzazioni straniere hanno fatto di alcuni popolari social network negli ultimi anni al fine di veicolare notizie ed immagini alterate o manipolate ed innescare così rivolte, scontri e conflitti sociali spesso pure gravi, ma anche al terrorismo, alla pedo-pornografia, al narcotraffico e alla contraffazione, che trovano nella rete canali di diffusione tristemente efficaci.

Il mondo, oggi, non si compone più soltanto di strade, rotte navali e aeree ma anche di nuove e più sofisticate vie di comunicazione virtuali, per definizione più difficili da controllare e setacciare. Per questo il presidente cinese sottolinea che la sicurezza informatica rappresenta una responsabilità condivisa della comunità internazionale: "Tutti i Paesi - ha aggiunto Xi - devono intensificare la comunicazione e gli scambi, migliorare i meccanismi di consultazione e dialogo sul cyberspazio, e studiare e formulare regole di governance globale su Internet". Questi meccanismi devono seguire chiaramente dinamiche multilaterali, dove tutti gli attori coinvolti siano partecipi del processo di regolamentazione informatica secondo i parametri di una democrazia della comunicazione, che sia sostanziale e non meramente formale.

Proprio sulla governabilità della rete sembra, però, dividersi l'opinione di massa, tra chi, come Amnesty International e Reporter Senza Frontiere, ha fin'ora boicottato la World Internet Conference di Wuzhen accusando Pechino di voler dettare imposizioni censorie sul web, e chi, come il governo cinese e molti altri governi asiatici, affianca la responsabilità sociale alla libertà individuale. Per legittimare questo primato, Xi si è appellato alla cyber-sovranità, cioè al diritto che ogni Stato ha di poter regolare Internet. La Repubblica Popolare Cinese registra un numero di utenti della rete che si aggira intorno ai 690 milioni, pari a più del doppio della popolazione degli Stati Uniti. Secondo Xi, come nel mondo reale anche nella rete la libertà e l'ordine sono egualmente necessari. Ogni Paese deve poter godere del diritto di regolamentare Internet e di sviluppare le tecnologie informatiche così come deve poter avere accesso in condizioni paritarie alla governance internazionale sul cyberspazio.

Quello che in generale dovrebbe essere chiaro è che ogni spazio o portale della rete ha una provenienza geografica. Spesso, per assegnare un buon grado di libertà informatica ad un Paese, molti osservatori occidentali pongono la piena e costante accessibilità a servizi americani quali Google, Facebook o Whatsapp come criterio oggettivo ed assoluto, magari ignorando che in Cina ci sono già social network come il micro-blogging Weibo, con oltre 500 milioni di iscritti, o applicazioni di messaggistica come WeChat, che conta 700 milioni di utenti.

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

 

 

 

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