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Speciale

"Papa Francesco non è un turista". Il viaggio del Santo Padre in Turchia

Di Ilaria Delicati 6 Dicembre 2014 – 01:23 2 min di lettura

(ASI) Quando un Papa si sposta, ognuno di noi attribuisce al viaggio i significati più profondi, dalle sottili strategie diplomatiche, alle macchinazioni finanziarie per non parlare degli scenari di fantapolitica.

Ma il Pontefice ed in particolare Papa Francesco, hanno fatto della chiarezza la loro bandiera, da diversi anni.
Oggi noi siamo abituati a vedere la Turchia come una delle roccaforti dell'Islam, ma un veloce sguardo alla storia ci rivela che l'Asia Minore, come si chiamava sui banchi del Liceo, è musulmana da poco. I primi 1400 anni dell'era nuova, la Turchia è stata una terra cristiana.
Gli ultimi 500 anni di Islam hanno cancellato o trasformato tutte le tracce del passato cristiano, tranne quel piccolo resto che ancora sopravvive, piccolo ma fecondo e tenace.
Dal punto di vista, poi, geografico ed archeologico, non dimentichiamo che la Turchia è il paese degli Atti degli Apostoli e dell'Apocalisse.
Ecco perché Papa Francesco ribadisce la sua visita da pellegrino, da uomo di fede che si mette in cammino per conoscere, visitare, riflettere e pregare sui luoghi che hanno visto vivere il primo respiro del Cristianesimo, che hanno visto incarnarsi la Parola di Dio negli uomini che per primi hanno creduto al Vangelo.
In questo contesto e con queste premesse si illumina il viaggio del Santo Padre che va ad abbracciare, ricambiato, il Patriarca Bartolomeo, ansioso di condividere con lui un progetto ambizioso, titanico, si potrebbe affermare, se non fosse che a realizzarlo non sarà la mano d'uomo. Papa Francesco, nel discorso pronunciato il 1 dicembre 2014 al termine della Divina Liturgia ad Istanbul, proclama i suoi obiettivi. L'unità, la comunione delle due Chiese, quella cattolica e quella Ortodossa.                                                                                                                             Il primo pensiero del Papa è rivolto al cammino di dialogo, realizzabile solo attraverso l'incontro di persone, non solamente come confronto di idee. Il dialogo teologico, imprescindibile mattone nella costruzione dell'incontro, che andrà coltivato per custodire e sostenere il ricco patrimonio di doni della Chiesa d'Oriente. La grande importanza data all'incontro tra persone vuole sottolineare l'impossibilità di trasmettere la fede se non dalla relazione con persone che comunichino la gioia di aver incontrato Cristo e la sua salvezza. Papa Francesco non ha le idee confuse a proposito di come sarà realizzabile la riconciliazione: nessuna sottomissione di una Chiesa all'altra, nessun assorbimento ma accoglienza dei doni reciproci, per tornare a respirare a due polmoni, come amava dire papa Giovanni Paolo II. La comunione urge, sollecitata anzi spinta con veemenza da tre voci che gridano nel deserto del mondo: quella dei poveri, quella delle vittime della guerra e quella dei giovani, senza futuro perché senza speranza. Prossimo passo del nuovo Papa Kirill, il Patriarca di Mosca, al quale ha dato piena disponibilità:"Io vengo dove vuoi tu!".

Ilaria Delicati - Agenzia Stampa Italia

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