Il Marocco tra stabilità politica e nuove sfide economiche.

(ASI) Il Marocco vanta stabilità politica e discreta crescita economica. Re Mohammad VI, nonostante abbia ceduto alcuni dei suoi poteri in favore del Parlamento, mantiene le funzioni di comandante supremo delle forze armate, principe dei credenti, garante delle istituzioni e del loro corretto funzionamento.

Nonostante le aperture politiche sulla scia delle proteste del 2011, permangono forti limiti alla libertà di stampa e al diritto di opinione, specialmente su tematiche riguardanti la monarchia e la cerchia di potere vicina alla casa reale.

La Primavera araba ha avuto un impatto significativo sulla vita politica del paese.

Nei primi mesi nel 2011, re Mohamed è stato abile nell’intercettare i primi segni di malcontento, soprattutto giovanile, avviando un processo di riforma costituzionale che ha portato all’approvazione tramite referendum di alcuni importanti emendamenti costituzionali nel luglio del 2011 al fine di approvare la nuova Costituzione.

Essa vede un rafforzamento dell’autonomia del governo (divenuto responsabile verso il Parlamento), maggiori competenze legislative al Parlamento, nuove più chiare funzioni agli organi costituzionali di controllo, a cominciare dal Consiglio Costituzionale, e il riconoscimento del carattere costituzionale degli impegni internazionali in materia di rispetto dei diritti umani.

A ciò sono seguite elezioni anticipate nel novembre successivo che hanno visto la vittoria del Parti de la Justice et du developpement, partito che si prefigge la costruzione di un Marocco moderno e democratico.

A livello regionale, il Marocco non gode di amicizia politica con la vicina Algeria con la quale si trova in disaccordo per la questione riguardante la sovranità territoriale sul Sahara Occidentale, il Polisario.[1]

Il Marocco ha proposto la concessione d’autonomia per le aree contese, ma il Polissario chiede un referendum per l’autodeterminazione per quelle che considera le “sue” aree.

Il negoziato di pace, interrottosi nel 2012, non è ancora ripreso e anzi è stato minato da recenti incidenti diplomatici tra Marocco e Algeria.

Tale situazione ha anche frenato lo sviluppo della cooperazione internazionale nella regione nordafricana: a oggi il Maghreb rimane infatti una delle aree col minore tasso di integrazione interregionale al mondo.

L’essere uscito indenne dalle rivolte della “primavera araba” ha ulteriormente rafforzato l’immagine e la stima di cui gode il Regno tra le monarchie del Golfo. La visita del Re nei Paesi del Golfo nell’ottobre 2012, ha confermato la solidita' di tali rapporti, solidità che ha permesso al paese di  godere di prestiti economici finalizzati ad accrescere l’economia interna del paese.

Il ritmo di crescita economica in questo paese continuerà ad essere frenato dalla debolezza della zona euro.  Il  Marocco è fortemente ancorato in termini economici all’Europa, e la crisi europea limiterà gli introiti  del turismo ed  i trasferimenti dei marocchini all’estero.

La ripresa ed il miglioramento delle attività economiche europee dovrebbero indurre una crescita del PIL marocchino dell’ordine del 4,8% nel periodo 2014-2017.[2]

Nonostante il governo abbia adottato delle strategie per diversificare le attività produttive, e ad oggi il settore terziario (dei servizi) abbia un maggior peso nella composizione della produttività interna, il prodotto interno lordo risentirà delle oscillazioni dell’attività agricola, la quale impiega la maggior parte della popolazione economicamente attiva. Verso la fine del periodo preso in esame, il ruolo dei settori secondari e terziari  aumenterà gradualmente con la promozione da parte del governo di attività manifatturiere ad alto valore aggiunto e di industrie offshore.

La politica economica, in linea con le promesse elettorali fatte dal PJD nel periodo precedente le elezioni del 2011, concentrerà i suoi sforzi per affrontare l’esclusione sociale ed economica.

Il paese manterrà alta la spesa pubblica nel settore sociale sia per la riabilitazione delle baraccopoli, che per le infrastrutture rurali, la salute e l’istruzione.

Considerando sia la limitatezza delle risorse che i limiti dell'azione  burocratica, il superamento di alcune lacune economiche del paese si rivelerà difficile, nonostante le recenti promesse di sostegno finanziario da parte dei paesi del Golfo.

La povertà resta un problema pressante anche nelle grandi città come Casablanca città nella quale è evidente il divario esistente tra una classe sociale agita e il resto della popolazione che vive nelle baraccopoli.

Nell’ambito del piano governativo “Vision 2020 “ il governo cercherà di attrarre investimenti esteri diretti principalmente nei settori tessile, dei componenti elettronici, dei servizi offshore e del turismo (un settore ad densità di occupazione).

E' prevedibile anche un aumento degli investimenti nel settore energetico nel tentativo di ridurre la dipendenza del paese dalle importazioni di combustibili costosi. Diverse aziende di prospezione di combustibili sono alla ricerca di un potenziale off-shore in Marocco, ma i livelli di riserve provate sono finora insignificanti.

In conclusione, possiamo affermare che il Paese, nonostante la delicatezza delle sfide di cui si è detto, si avvia a consolidare i progressi fatti finora.

Certo è che Re Mohammed VI non potrà sottovalutare le problematiche che attengono alle rivendicazioni degli strati più bassi della popolazione, soprattutto quando il divario tra gli strati sociali è marcato.

Anche nel caso in cui gli obiettivi del Vision 2020 non dovessero essere raggiunti, restano acquisiti gli straordinari risultati in termini di democratizzazione e di sviluppo economico. La vera sfida sarà quella di ridistribuire questa ricchezza più equamente.

 Chiara Baldani - Agenzia Stampa Italia

 


[1] La questione tra il Marocco e la popolazione saharawi risale a oltre quarant’anni fa quando nel novembre

 del 1975, il governo marocchino organizzò una vera e propria marcia sul Sahara Occidentale, nota come “Marcia verde”,  con l’obbiettivo di prenderne il controllo. Oltre alle sollecitazioni della Comunità Internazionale, la morte del Generalísimo Franco e la conseguente crisi della politica interna spagnola favorirono il disegno marocchino e la realizzazione dell’Accordo di Madrid (1976), che avrebbe consentito l’annessione del Sahara Occidentale in parte al Marocco e in parte alla Mauritania. Tuttavia il Fronte Polisario, che si era costituito nel 1973, si oppose alle condizioni di tale accordo e proclamò l’indipendenza della Repubblica Democratica Araba Saharawi, guidata dal Presidente Mohammed Lamine: hanno così inizio i conflitti contro l’esercito marocchino e quello mauritiano. Mentre nel 1979 la Mauritania si ritirerà dal conflitto il Marocco e il Fronte Polisario si scontreranno sino al 1991, grazie all’intervento dell’O.N.U. che, con l’adozione della Risoluzione 690 da parte del Consiglio di Sicurezza, istituiva la MINURSO, ovvero la Missione delle Nazioni Unite per il Referendum in Sahara Occidentale. Tale referendum si sarebbe dovuto svolgere già nel 1992 ma le resistenze del governo marocchino hanno generato ulteriori rinvii. Dieci anni dopo, nel 2002 e nel 2003, l’ex Segretario di Stato, James Baker, propose due piani di pace, che non furono accettati a causa delle richieste assai differenti fra il Marocco e il Fronte Polisario: infatti, il regno marocchino proponeva un’ampia autonomia del Sahara Occidentale con un governo e un parlamento locali sotto la propria sovranità, mentre il Fronte Polisario, sostenuto dall’Algeria, sosteneva il diritto di autodeterminazione del popolo saharawi.

[2] Dati tratti da www.infomercatiesteri.it

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