(ASI) Gianluca Monaco (Comitato del “no” alla “Grande Pescara): “questo progetto è un vero e proprio abominio politico poiché non è vero che si riducono i costi della politica, poiché queste sono pressoché ininfluenti sui bilanci dei Comuni (rispettivamente 0,57 Pescara, 0,70% Montesilvano e 1,54% Spoltore)”.

 1) Perché il Comitato del “no” da lei rappresentato è contrario al progetto della “Grande” Pescara?

“Nel primo incontro operativo del Comitato del “no” al referendum sulla Grande Pescara,erano presenti i referenti del Comitato di Pescara e Spoltore. Sono state illustrate le normative di riferimento per le fusioni di Comuni e della creazione di Aree Metropolitane. Sono state messe in evidenza le problematiche di bilancio derivanti dall'unione dei Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore che confluiranno nell'ipotetica Nuova Pescara. Ebbene, esaminando i dati in nostro possesso siamo riusciti ad arrivare alla conclusione che la Nuova Pescara non supererà i 250 mila abitanti e pertanto dovrà gestire, come stabilito dalla legge, l'intero territorio ed i servizi di tre Comuni soltanto con il bilancio del Comune di Pescara che è il più grande demograficamente. A tal proposito, è evidente come questa alienazione dei bilanci dei Comuni di Spoltore e Montesilvano non potrà garantire la fornitura di servizi con il solo bilancio di Pescara. Pertanto, il venir meno delle capacità di bilancio sarà ovviamente compensata con l'incremento della tassazione sulle tasche dei cittadini”.

3) Ci illustri brevemente dati alla mano: perché il progetto della “Grande” Pescara è nocivo per i cittadini di Pescara,Montesilvano e Spoltore?

“Come ho già detto il venir meno delle capacità di bilancio sarà ovviamente compensata con l'incremento della tassazione sulle tasche dei cittadini (Fabbisogno Bilanci Comunali Annui: Pescara 110 milioni circa, Montesilvano 20 milioni  circa e Spoltore 10 milioni circa di Euro per un totale dei bilanci di circa 140 milioni di euro). Ma, siccome con la Nuova Pescara la capacità di spesa si baserà soltanto sul bilancio di Pescara che è di 110 milioni di euro (venendo meno i restanti 30 milioni che saranno ovviamente rimessi di tasca dei cittadini con maggiore pressione fiscale); siccome le normative vigenti consentono già ai Comuni di fare accordi e protocolli di intesa sulla condivisione di servizi interurbani;  siccome per quanto riguarda il paventato risparmio dei costi della politica con l'unione dei Comuni, è stato dimostrato che essi pesano per circa l'1% sui bilanci comunali ed il personale dipendente dei restanti 2 comuni non potrà certamente essere licenziato con nessuna riduzione dei costi dei dipendenti pubblici; siccome larghe fette di popolazione si troveranno di colpo senza rappresentanza politica, senza municipalità e con un potere decisionale accentrato in mano a pochi eletti, l'unione o fusione fra i tre Comuni è praticamente inutile, anzi è un vero e proprio abominio politico ”.

 

4) Qual'è dunque secondo lei la vera ragione che ha spinto alla promozione del referendum sulla “Grande” Pescara?

“La vera volontà di chi propone l'unione dei Comuni è di avere un unico ufficio urbanistico, in quanto i territori di Pescara e Montesilvano sono già saturi e l'unico e più vasto territorio ancora da cementificare è quello del Comune di Spoltore. I tre Comuni, quindi, dispongono già di aree artigianali ed industriali e con un unico Comune si verrebbe a modificare anche la destinazione d'uso di tali aree per fini speculativi di edilizia residenziale, nonostante che tra i tre Comuni ci siano circa 9 mila unità immobiliari invendute”.

5) Come intende agire il Comitato del “no” per contrastare la fusione fra Pescara, Montesilvano e Spoltore in un'unica città?

“Il Comitato già si sta muovendo attivando una campagna di informazione sui tre Comuni con aperture di sedi. Abbiamo chiesto, vanamente, lo slittamento della data del referendum per dare modo alla gente di approfondire meglio il tema e non creare confusione con le elezioni europee e regionali del 25 maggio, ma è stato tutto inutile, perché gli interessi politici ed economici che ci sono dietro il progetto della Nuova Pescara, sono troppo grandi”.

6) In conclusione, cosa proponete in alternativa al progetto della “Grande” Pescara?

“Vogliamo,prima di tutto, che la Regione avvii le unioni tra i Comuni con popolazione inferiore ai 3 mila abitanti, come previsto dallo Statuto Regionale. Crediamo che sia giusto che, come prevede la legge, i Comuni limitrofi possano mettere in comune la gestione dei servizi e possano fare accordi urbanistici, ad esempio come è già avvenuto fra Pescara, San Giovanni Teatino e Montesilvano. Dunque, vogliamo una vera e propria area metropolitana che unisca Comuni limitrofi senza confini né giuridici, né geografici con una soglia minima di municipalità di 30 mila abitanti come prevede l'art.17 comma 3 del Tuel ”.

Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia

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