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Rapporti Italia-India. I marò e gli interessi economici in ballo

(ASI) Nell’ultimo anno i rapporti tra India e Italia appaiono particolarmente tesi; le difficoltà politiche nel dialogo tra Roma e Nuova Delhi sono sicuramente figlie dello scontro diplomatico in atto tra i due paesi per via della vicenda dei due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, una questione che però ha complicato anche le relazioni economica tra queste due parti.

L’India fa parte di quel ristretto gruppo di paesi emergenti, i Brics, che stanno acquisendo sempre più importanza a livello mondiale e con cui un paese come l’Italia non può non ricercare un dialogo privilegiato a livello economico.

Basta citare alcuni dati per capire meglio la necessità di questo rapporto.

In vent’anni dal 1991 al 2011 l’interscambio commerciale Italia-India è cresciuto di 12 volte, passando da 708 milioni di euro a 8,5 miliardi di Euro. Solo nel 2011, stando ai dati forniti dall’Istat, l’interscambio tra i due Stati è aumentato del 18,2%, nel dettaglio le nostre esportazioni sono cresciute del 10,4% mentre le importazioni hanno fatto registrare un rialzo di oltre il 25%. Numeri che all’epoca facevano dell’Italia il quarto partner commerciale dell’India tra i Paesi Ue dopo Germania, Belgio e Gran Bretagna. Forti di questi dati Roma e Nuova Delhi avevano perfino pianificato di arrivare ad avere un interscambio di 15 miliardi di euro entro il 2015.

All’epoca macchinari e apparecchi rappresentavano la prima voce dell’export italiano verso l’India, con una quota del 44,4% nel 2011; oltre un quarto delle importazioni italiane dall’India rientrano nella categoria tessile-abbigliamento-accessori.

Lo scorso anno però un po’ per via della crisi economica un po’ per il raffreddamento dei rapporti per la vicenda dei due marò si è registrata una vistosa flessione che l’Istat ha quantificato, solo per i primi nove mesi del 2012, nel 17,7%, con una riduzione delle esportazioni italiane pari all’11% ed una diminuzione delle importazioni dall’India quantificabile nel 22%.

Tra i principali investitori italiani in India figurano Eni, Fiat, Luxottica, Merloni, Piaggio. Un discorso a parte merita poi Finmeccanica.

L’azienda italiana, come ricorderete, è infatti nell’occhio del ciclone per via di presunte tangenti pagate per la fornitura di 12 elicotteri AW 101 della controllata britannica Agusta Westland all’aeronautica militare indiana che stanno provocando un autentico terremoto politico nel Paese asiatico.

Della vicenda si sta occupando Arun Kumar Bal, direttore generale competente per le acquisizioni

terrestri, che ha un ampio mandato per incontrare magistrati, diplomatici e personalità a vario titolo implicate nella vicenda. Parallelamente, anche la polizia del Cbi, una sorta di “Fbi indiana”, ha incaricato un team composto da un investigatore e da un magistrato inquirente di andare in Italia a raccogliere elementi utili per avviare un'indagine.

Alla base del giro d’affari ancora da chiarire ci sarebbero le connessioni dell’azienda di Busto Arsizio con due diverse società indiane, la Ids e l’Aeromatrix, che risultano menzionate nei verbali italiani per i legami con i mediatori Guido Haschke e Carlo Gerosa.

La vicenda Finmeccanica però in qualche modo si lega anche a quella delle due fucilieri della marina militare.

Il governo italiano infatti, pur di non mettere a rischi gli affari con l’India e evitare rotture che potessero danneggiare le indagini su Finmeccanica per un anno ha evitato di prendere una posizione netta e forte in sostegno dei due marò; quando invece è parso evidente che la giustizia indiana sarebbe andata a fondo per trovare la verità su queste presunte tangenti e complicato i rapporti tra le parti ha provato ad alzare la voce e trattenere i due militari nel nostro paese senza farli rientrare al termine della licenza elettorale salvo poi rispedirli al mittente.

Confermando così il nostro declino nel mondo, sia a livello politico sia a livello economico.

Fabrizio Di Ernesto – Agenzia Stampa Italia

 

 

 

 

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