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Speciale

La Direkte Demokratie austriaca funziona molto bene

Di Valentino Quintana 28 Marzo 2013 – 23:50 2 min di lettura

(ASI) Il parere dei cittadini è una clausola quasi fondamentale per le iniziative da intraprendere collegialmente. Nel nostro Paese, si è parlato molto di “democrazia diretta”, soprattutto negli ultimi anni. Malgrado ciò, salvo rare eccezioni quali i recenti referendum contro le privatizzazioni di beni pubblici come l’acqua (con tentativi politici di annullamento coatto o aggiramento), la “democrazia diretta” rappresenta ancora un concetto astratto. Politicamente collocabile a sinistra, (sebbene le sue radici siano tutt’altre), essa consisterebbe in una forma di democrazia nella quale i cittadini, in quanto popolo sovrano, siano direttamente legislatori e amministratori della cosa pubblica.

Se consideriamo gli esempi esteri, direi che v’è ancora molto da imparare. Una nazione a noi confinante, nello specifico, l’Austria, ha appena respinto una possibile candidatura alle Olimpiadi estive del 2028. Incuranti del giro di miliardi che avrebbe potuto generare l’evento, i viennesi si sono espressi con parere negativo. E la percentuale del “no”, di certo, non è stata vicina al “sì”: si parla di una bocciatura pari al 72%. “Vienna lo vuole sapere”, era il titolo dell’iniziativa di confronto pubblico, mirante a conoscere il parere vincolante dei cittadini. Ovviamente, la rete coadiuvava il dibattito (http://www.wienwillswissen.at/die-fragen/olympische-spiele-2028/), ed è ancora possibile visionare tutti pareri della cittadinanza. I votanti si sono espressi per il 97,72% su schede postali.

Non è nemmeno la prima volta che Vienna si è espressa negativamente per quanto concerne maxi eventi pubblici. Pensiamo al 1995, quando la grande coalizione di centro sinistra e centro destra insidiata nella capitale chiedeva ai cittadini cosa ne pensassero dell’Esposizione Universale da organizzare assieme a Budapest. O al 2010, quando un altro referendum bocciava l’ecopass, tanto richiesto dai Verdi infine bypassato da altre iniziative. In entrambi i casi, con alte percentuali, i votanti hanno espresso i loro “no”, incuranti dei possibili introiti nelle casse cittadine, delle lamentele ungheresi o di quelle dei Verdi.

Inutile aggiungere altro: la città è citata nel rapporto Onu State of word cities, quale esempio mirabile di democrazia diretta. La “Carta di Vienna” pone la città al primo posto della classifica mondiale, ed è in grado di far convivere anime di diversa cultura, religione, etnia. 600 dibattiti pubblici sembrano un qualcosa ancora lontanissimo, da noi. Prenda spunto il Movimento 5 Stelle, che cita tanto la “democrazia diretta”, ma al momento, non raggiunge nemmeno l’1% dei risultati del modello viennese.

Valentino Quintana per Agenzia Stampa Italia

 

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