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Cresce lo studio della lingua e della cultura italiana nelle università americane. Secondo dati resi pubblici dalla Georgetown University di Washington il numero di studenti iscritti al Dipartimento di Italianistica della prestigiosa istituzione accademica americana è aumentato di oltre il 30% nell' ultimo semestre. A livello di scuola superiore, nel solo Stato di New York sono 8250 gli studenti che hanno sostenuto l'esame di italiano.

Si tratta di un aumento di oltre il 60 per cento negli ultimi dieci anni, che conferma una tendenza già evidenziata nello studio pubblicato quest'anno dal New York Times, secondo cui l'italiano è l'unica lingua europea ad aver registrato un incremento di domanda negli Stati Uniti. Ne abbiamo parlato con l’Ambasciatore italiano a Washington, Giulio Terzi.

Come sono andate le celebrazioni della X Settimana della lingua italiana negli USA?

Negli Stati Uniti c’è una attenzione crescente per la lingua e la cultura italiana, quindi bisogna rafforzare la nostra presenza culturale oltreoceano per cogliere le opportunità che si aprono, non solo in campo culturale e scientifico, ma anche del business e nel rapporto politico tra i nostri due paesi. Quest’anno, ad esempio, ci sono stati 35 eventi culturali durante la settimana e una cinquantina se considerano quelli che andranno avanti per i prossimi due mesi tra musica, arti figurative e letteratura. Si tratta un numero più alto rispetto al passato, che racconta di un interesse crescente per lo studio dell’italiano, a livello di high school, college e università e con i tanti corsi promossi dai nostri istituti di cultura.

Che iniziative ha portato avanti il Governo per promuovere la lingua italiana?

Il governo italiano, su iniziativa di Berlusconi, Frattini e Letta, ha riportato la lingua italiana tra le materie curriculari che nelle scuole americane danno diritto a crediti formativi riconosciuti dalle università, grazie anche al contributo economico di dieci organizzazioni italoamericane e di alcune grandi aziende italiane.

E per quanto riguarda le celebrazioni del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia?

La promozione della cultura italiana negli Usa è il filo conduttore anche delle celebrazioni per il 150esimo anniversario dell’unità d’Italia, a cui il presidente Napolitano ha concesso il suo alto patronato. Finora le maggiori città americane hanno ospitato eventi importanti di cinema, letteratura, musica, e sono previste iniziative fino a marzo. Ad esempio, una giornata dedicata a Francesco De Sanctis, nella cui opera si coniuga l’azione di un grande uomo del Risorgimento e di un grande intellettuale e letterato. Poi ancora, degli incontri dedicati a Pierpaolo Pasolini, per il suo contributo allo sviluppo di una lingua moderna. E poi molti altri e convegni e conferenze sulle opere letterarie italiane scritte da autori immigrati o residenti in particolare nella realtà americana. Basti pensare che 20 milioni di americani che si dichiarano di origine italiana.

A proposito, qual è il ruolo della comunità italiana negli USA?

Puntare sulla nostra cultura è importante, perché la comunità di origine italiana negli Usa è sempre più influente, con personalità ai più alti livelli nella politica americana. Inoltre, c’è una presenza di italiani che si riconoscono nelle loro tradizioni, mandando a studiare i figli nelle università italiane. C’è quindi una capacità di attrazione della cultura molto evidente in fasce qualificate della società americana. Questo vale anche per il mondo economico: alla serata della National Italian American Foundation (Niaf), sabato scorso, c’era un gruppo molto rappresentativo delle aziende americane.

Il “sistema Italia” procede spedito sul fronte della promozione culturale. Come va negli altri settori?

Nell’organizzazione degli eventi culturali, in effetti, l’Italia ha dimostrato di saper fare sistema, coinvolgendo tante istituzioni e realtà locali. Queste sinergie adesso vanno replicate a tutti i livelli. Il Ministro Frattini ha dato un segnale chiaro di disponibilità a tutti gli attori sulla scena internazionale per mettere a frutto le risorse disponibili. C’è ancora da fare, scollamenti se ne verificano, tuttavia i primi segni di attuazione della riforma del MAE stanno dando risultati eccellenti, come dimostrano le frequenti risposte favorevoli da parte delle aziende e delle categorie professionali coinvolte nelle iniziative istituzionali.

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