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Interviste

Enrica Lexie. Gian Micalessin: “l’Italia doveva impedire l’arresto dei militari in mancanza di prove certe”

Di Fabio Polese 22 Febbraio 2012 – 14:29 2 min di lettura

(ASI) Preneet Kaur, vice ministro degli esteri dell’India, riferendosi al caso dell’Enrica Lexie, ha dichiarato: “procederemo sicuramente con le nostre leggi”. I due militari italiani, sono comparsi davanti al tribunale di Kerala e rimarranno in custodia alla polizia indiana fino a domani. Agenzia Stampa Italia ha contattato Gian Micalessin, inviato di guerra e collaboratore de “Il Giornale”, che in questi giorni si è occupato della vicenda dei due marò.


Le autorità indiane hanno giocato sporco, questo sembra essere chiaro a tutti. Un forte atteggiamento per affermare la propria sovranità?

L’India vuole forse esibire il suo orgoglio di potenza emergente, ma poteva farlo ad esempio combattendo attivamente la pirateria che infesta anche le sue coste. Se l’India e gli altri stati rivieraschi avessero in questi anni svolto il loro ruolo non ci sarebbe bisogno di navigare in quelle acque con dei soldati a bordo.

L’Italia, invece, cosa doveva e poteva fare?

L’Italia doveva sin dal primo momento agire con più energia impedendo l’arresto dei militari in mancanza dell’esibizione di prove certe (proiettili, autopsia) della loro colpevolezza. E in ogni caso andava riaffermato il principio della giurisdizione esclusivamente italiana per il comportamento dei marò in quanto l’incidente è avvenuto in acque internazionali come documentato dal rapporto pubblicato integralmente da “Il Giornale” martedì.

Il calibro dei proiettili dovrebbe essere determinante. Che armi hanno in dotazione i nostri militari?

Le armi in dotazione ai nostri fucilieri sono mitragliatori Beretta Ar 70/ 90 calibro 5.56 Nato. Nè i pirati nè le forze indiane usano questo tipo di calibro. Quindi, se i nostri fossero veramente colpevoli, basterebbe esibire uno di questi proiettili estratto dal corpo delle vittime e dall’imbarcazione colpita. Ma questo non è stato fatto.

Cosa rischiano Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò accusati di omicidio?

La pena prevede l’ergastolo o la condanna a morte.

La vicenda sembra molto complicata. In generale, che idea si è fatto su quello che sta accadendo in India?

L’impressione è che le autorità dello stato di Kerala anche in vista di prossime elezioni stiano sfruttando l’accaduto per ragioni politiche. Non va dimenticato che alla testa del Partito del Congresso c’è sempre un’italiana chiamata Sonia Gandhi.


Fabio Polese - Agenzia Stampa Italia

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