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 Luca Martinallli è un giovane poeta che ha appena pubblicato la sua prima raccolta di poesie in cui ha anche messo in primo piano la sua passione per il tennis tavolo, non a caso il volume si intitola “L’imperfetto flip del pongista naif”

 

 Come nasce l’idea di intitolare questa raccolta di poesie utilizzando il gergo tipico del tennis tavolo?

Nasce dalla mia passione per il tennis tavolo che nata sui campi dell’oratorio si è poi portata avanti negli anni fino ad alcune categorie inferiori; c’è un riconoscimento culturale attraverso questo libro a questa disciplina che mi ha permesso di affrontare tutte le avversità che la vita ci riserva con lo spirito del pongista, ovvero di chi è sempre uno contro uno e deve cercare di contrastare gli attacchi sempre diversi che dall’altra parte del tavolo arrivano. C’è quindi una volta di rapportarsi a quello che il mondo riserva ed avere le risposte giuste in ogni momento.

 

È stato difficile trovare un editore disposto ad investire su questo progetto?

No, non è stato particolarmente difficile, anzi sono contento di non avere dovuto correre a destra e manca per trovare qualcuno interessato a questa mia raccolta di poesie. E anche questo è un elemento che nel momento in cui mi sono avvicinato alla volontà di trasmettere i miei pensieri agli altri ha avuto una certa valenza.

 

Quanto tempo dedica alla scrittura quotidianamente?

Molto poco, purtroppo molto poco. Sono piccoli ritagli che si fanno propri sottraendoli ad altri impegni che naturalmente tutti abbiamo: il lavoro, la famiglia e, per quanto mi riguarda, lo sport. Quello sport che è il tennis tavolo cui sono sia atleta sia istruttore.

 

Quanto sono importanti manifestazioni come Più libri più liberi in un Paese come l’Italia dove purtroppo latitano i lettori?

Dare una visibilità così ampia allo scrivere, un’attività che nasce dall’anima per parlare con gli altri secondo me è fondamentale. Avere uno spazio dedicato e così ben organizzato e strutturato è importantissimo per ampliare quella che è la platea dei lettori. Molti spesso trovano difficoltà nel trovare gli spazi idonei per avvicinarsi alla lettura; questo credo sia un veicolo molto importante.

 

Lei è ancora alle prime armi, tuttavia che consiglio si sente di dare a chi sogna di fare lo scrittore?

Non avere paura di mettere per iscritto le proprie emozioni, di non avere timore. Questo è il consiglio che mi sento di dare perché spesso qualcuno ha paura di esporsi mentre io credo che non si debba avere timore o pudore delle proprie emozioni. Metterle su un foglio bianco dà un senso di liberazione.  

 

Sta già lavorando a qualche nuova opera?

Naturalmente la produzione non sì è fermata qui, sempre compatibilmente con il poco tempo a disposizione mi dedico alla scrittura che proprio per me è un veicolo di, possiamo dire, astrazione o comunque di allontanamento da quelle che sono le costrizioni quotidiane che spesso ci limitano e ci tengono troppo con i piedi per terra.

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