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(ASI) Romano, classe 1960, De Angelis è direttore de Il Secolo d’Italia da un anno e mezzo. E’ lui stesso ad ammettere che quella del suo giornale è una sfida, cominciata nel luglio del 2011 e non ancora terminata: pochi fondi, grande sacrificio per continuare le tirature e per salvaguardare i posti di lavoro, determinazione a far sopravvivere una testata storica della destra italiana.

Sono da poco passate le 13. Siamo seduti uno accanto all’altro, come due compagni di banco che fanno chiacchiera durante la lezione. E come a scuola gli argomenti di cui parlare non mancano, soprattutto sono di scottante attualità.

Renzi e Bersani al ballottaggio: lei con chi sta?

 

Beh, con nessuno dei due non sono del Pd.

Riformulo: chi preferisce dei due?

Senza dubbio Bersani. E’ una persona antipaticissima ma per lo meno rappresenta una linea di continuità con un passato e con una storia politica: credo nei partiti e pertanto sono convinto che Bersani incarni un’anima della sinistra e del suo retaggio storico e culturale.

E Renzi?

Renzi è l’interfaccia ‘simpatica’ di un modo di fare politica che in fondo non vuole essere altro che un’alternativa morbida al clima di antipolitica che oggi si respira in Italia. Ma alle sue spalle non c’è un’identità, un percorso.

 

Una parte dell’elettorato di centro destra tifa per Renzi, così come due anni fa Fini era visto da elettori di sinistra come una valida alternativa politica. Lei cosa crede possano avere in comune Renzi e Fini?

 

Bella domanda davvero! Si ricordo bene che tempo fa esimi intellettuali e penne di sinistra tessevano le lodi di Gianfranco Fini, forse nella speranza di tirarselo in un Pd allora molto in crisi. Ma vedi la vita dei partiti è ciclica: oggi sembri sprofondare domani ti risollevi, quello che per esempio è successo al centro sinistra dopo Veltroni, quando sembrava dover scomparire e invece adesso si è ricompattato.

E’ chiaro poi che quando sei in una situazione difficile fatta di cambiamenti e di fratture ci siano quelle persone che ‘tifano contro’: problemi nel PdL? Ok, io sto con Renzi così vado contro la leadership. Poi le cose si risollevano e i malumori si placano. Guarda Fini nel 2012: il Pd dopo averlo osannato non se lo fila più.

 

Restiamo nel PdL: cosa l’ha spinta ad appoggiare Alfano?

 

La speranza di poter far attraversare a questo partito un periodo di cambiamento, di mutamento da un regime assolutistico quale è stato in questi ultimi anni ad  un contenitore nel quale tutte le voci possano esprimersi, come ad esempio noi dell’ex Alleanza Nazionale.

 

Ma perché Alfano e non Meloni?

 

Perché quando mi è giunta la notizia della candidatura di Giorgia stavo già raccogliendo firme per Alfano: capisci, anche per coerenza, non puoi tornare indietro.

 

E cosa ne pensa della Meloni?

 

La conosco da quando aveva 16 anni, è anche la fidanzata di mio fratello, quindi ne ho un quadro piuttosto chiaro: donna in gamba, determinata e amata dai giovani della base. Ha scelto di scendere in campo in un momento difficile, vero, ciò non toglie però che abbia buone capacità per andare avanti.

 

Direttore de Il Secolo d’Italia da un anno e mezzo: bilancio?

Positivo, considerando le difficoltà incontrate e il costante pericolo di vedere chiuso il giornale. Lavoro in redazione dal luglio 2011, ho dovuto ricompattare la squadra dopo la parentesi futurista e operare affinché un giornale che ha sessant’anni di storia non rischiasse di chiudere i battenti e di lasciare anche senza occupazione chi ci lavora. Di pochi giorni fa la buona notizia che la Fondazione An comincerà ad occuparsi del Secolo. Andiamo avanti un po’ più sereni e sempre dedizione e determinazione.

 

Marco Petrelli - Agenzia Stampa Italia

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