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La memoria di Roma 1960, verso Roma 2020: un mese di celebrazioni

Di Natsuko Moritake 28 Agosto 2010 – 13:16 4 min di lettura

 logo proiettato sul Campidoglio                                                     
Roma, 28 agosto – Vanno avanti fino a settembre inoltrato le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario delle Olimpiadi di Roma, ideate dal Comune, dal Coni e dalla Fondazione Onesti:

dopo l'inaugurazione, la sera di giovedì 26 sul Campidoglio, un consistente calendario di "olympic graffiti", nelle stesso periodo dell'anno in cui si svolsero i Giochi del '60 (25 agosto – 11 settembre), per rivivere la magia di quei giorni guardando anche alla nuova candidatura olimpica per il 2020. Intanto il delegato capitolino allo Sport, Alessandro Cochi, ha inaugurato ufficialmente la mostra al Centrale del Tennis sui "memorabilia" di Roma 1960 , insieme al presidente del Coni, Gianni Petrucci.

Duplice, dunque, l'obiettivo di questo articolato "album dei ricordi" a base di mostre, documenti d'epoca e incontri sportivi: riportare alla luce la memoria di una delle migliori edizioni delle Olimpiadi moderne (per bellezza di scenari, per l'impeccabile organizzazione e perché furono le ultime, irripetibili, prima dell'avvento dell'era del gigantismo e del dominio degli sponsor); nel contempo, proporre nuovamente Roma come capitale mondiale dello sport e sede ideale per importanti manifestazioni internazionali.
Il programma commemorativo è stato aperto la sera del 26 sulla piazza del Campidoglio, emblema della città candidata italiana ai Giochi del 2020. Molte le personalità e i campioni intervenuti: Nino Benvenuti, l'ex pugile medaglia d'oro a Roma '60; l'americano Donald Bragg, vincitore del salto con l'asta nel 1960; Andras Bodnar, ex pallanuotista ungherese, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Tokyo 1964, che – accompagnato da una delegazione del suo paese – ha consegnato una targa al Sindaco di Roma perché venga affissa nel Villaggio Olimpico, sul muro della palazzina che ha ospitato la rappresentativa ungherese nel 1960. Durante la cerimonia Giancarlo Peris, ultimo tedoforo ai Giochi della XVII Olimpiade di Roma, accompagnato da cinque bambini, ha acceso simbolicamente il braciere olimpico.
Numerose le autorità presenti alla cerimonia, a cominciare dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, con il vicesindaco Mauro Cutrufo e il delegato allo Sport Alessandro Cochi; e poi Giorgia Meloni, ministro della Gioventù; Gianni Petrucci, presidente del Coni; Franco Carraro presidente del Comitato Celebrazioni Roma '60 e membro del CIO; Mario Pescante, vicepresidente del CIO; Luca Pancalli, presidente del Comitato Paralimpico.
A conclusione, è stato proiettato "La grande Olimpiade", film ufficiale delle XVII Olimpiadi, diretto da Romolo Marcellini. Per il grande pubblico, il documentario scorre ininterrottamente, fino al 25 settembre, sullo schermo del Centro Archivi del Maxxi, il museo d'arte contemporanea in via Guido Reni 4. La pellicola fu commissionata dal comitato organizzativo dei Giochi all'Istituto Luce e nel 1961 guadagnò una nomination agli Oscar. Vennero all'epoca impiegate 24 troupe che per 15 giorni girarono ben 2 mila metri di pellicola. 124 minuti di pura nostalgia, tra Abebe Bikila che vince la maratona a piedi scalzi, Livio Berruti che sale sul podio dei 200 metri, la "gazzella nera" Wilma Rudolph (oro nei 100 metri) e Cassius Clay diciottenne. Sempre al Maxxi sono esposte 10 foto d'epoca dagli archivi dell'Istituto Luce e del Getty Images.
Aperta fino al 26 settembre, al Centrale del Tennis al Foro Italico (viale dei Gladiatori), la mostra di filatelia, numismatica e "memorabilia" delle Olimpiadi del '60. Francobolli, medaglie, giornali, distintivi, libri, diplomi, fotografie e gadget d'epoca con il logo di Roma '60. L'ingresso è libero, l'orario quotidiano va dalle 10 alle 19. L'iniziativa è dell'Unione Italiana Collezionisti Olimpici e Sportivi (UICOS).
Come si diceva all'inizio, il lungo memoriale delle Olimpiadi di mezzo secolo fa è anche l'occasione per rilanciare il progetto con cui Roma presenta la sua candidatura ai Giochi del 2020. Del "piano Olimpiadi" s'è parlato già ad inizio marzo, quando il sindaco Alemanno ne ha illustrato le linee in vista della scelta, che il Coni ha poi operato, della città italiana concorrente (vedi nostra news dell'epoca). Un progetto interamente all'insegna del verde, dell'eco-compatibilità e del riuso delle strutture esistenti. Cuore del piano, un grande parco olimpico – ora allo studio con l'architetto Renzo Piano – destinato ad unire Villa Glori, Auditorium, Maxxi e Foro Italico. Altro tassello principale, il pieno recupero del Villaggio Olimpico del 1960, del Palazzetto dello Sport e dello Stadio Flaminio. Del resto, ha sottolineato il Sindaco, "il Foro Italico, lo Stadio Olimpico, le architetture di Nervi sono le parti più belle di Roma moderna".
Per tessere il filo delle sue seconde Olimpiadi, occasione di prestigio internazionale e volano di crescita, Roma ha davanti a sé dieci anni d'impegno. Partendo dalla memoria delle prime, dal bianconero che ha per sempre fissato nella coscienza collettiva i fasti e la passione sportiva di quella tarda estate romana del '60.

 

Nota della Redazione

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