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(ASI) Ero io, assieme a tanti connazionali, si calcola diciannovemila in Monaco di Baviera, uno dei tanti osservatori della partita di calcio Germania – Italia, del campionato europeo di calcio. Ho scelto come meta delle vacanze la Baviera, quest'anno. Per svariate ragioni: clima favorevolissimo (tra i 14 e i 18°), immensi spazi verdi, boschi, giardini, un mix di arte, cultura, servizi efficientissimi.

 Quella civiltà che tutti invidiamo, non appena vi entriamo in contatto, anche se magari solo per poche ore. In apparenza, e poi in realtà, funziona davvero tutto.

Compravo il Corriere della Sera, in città, per aggiornarmi sugli avvenimenti nostrani. Gli unici giornali reperibili erano il Corrierone e Repubblica, inclusa Gazzetta dello Sport. In pratica i quotidiani che possono permettersi la distribuzione estera, come pensiero unico ed unificato.

Si chiedevano, i miei amici tedeschi, come un ministro della Repubblica Italiana potesse affermare che il lavoro non fosse un diritto. In Germania, a loro avviso, tali dichiarazioni comporterebbero le dimissioni, come quelle di quel tale che lasciava la carica per aver “copiato” il dottorato. Chi vuol rimembrare chi fosse, basta che imposti semplicemente in internet tale ricerca.

I tedeschi non vogliono pagare né per il collega di Salonicco, né per quello di Malaga. Figurarsi per quello italiano, capace di mangiare gelato, pizza, ma inaffidabile dal punto di vista logistico – economico – amministrativo.

E io ero uno di quei mangiagelati, in piazza, a Monaco di Baviera. Non avevo bandiere, ma parlavo il mio idioma. Potevo udire gli insulti, le dicerie, le correttezze, nella loro lingua. Non mi interessava. Non mi trovavo lì per controbattere le maldicenze, né per opporre le mie tesi. Volevo solo godermi lo spettacolo calcistico, durante il quale si sarebbero incontrate due grandi scuole europee. Ed una, ha dimostrato di essere superiore. Di gran lunga. Dominando la gara, sprecando almeno altre due occasioni per chiudere la partita con quattro reti di scarto, anziché due. Tuttavia si sa, non è sempre facile centrare il bersaglio.

In pochi minuti, la piazza si svuotava. Comparivano le nostre bandiere, quelle Verdi, bianco, rosse. Poche, ma un tripudio. Legittime. Così come lo sono state in tutti i luoghi del globo ove vi fossero stati nostri connazionali.

Stranamente, la mia vacanza si è conclusa proprio con due trionfi calcistici: Italia – Inghilterra (una bella lezione alla perfida Albione) e Italia – Germania (Aufwiedersehen).

Non è solo questa la Germania che ho ammirato. Ho potuto apprendere il potente investimento culturale che la nazione opera, anche nel campo della ricerca storica che tanto amo. Storia antica, moderna, contemporanea trovano ampio spazio. Un piccolo esempio: si sta lavorando ad un centro di ricerca storica sul nazional – socialismo che verrà inaugurato proprio nei luoghi della Monaco nazista (per intenderci, la zona dei propilei) nel 2014. Non male, per la città “del movimento”. Non soffermiamoci solo sul '33 – '45 tuttavia, sarebbe un errore. Pensiamo all'immenso e nuovissimo museo egizio, o il museo d'arte contemporanea di Norimberga.

Leggere costa di più in Germania. Le riviste, sia specialistiche che non vengono il doppio, così come i libri medesimi hanno un prezzo di copertina maggiore del nostro. L'Università presenta dei dibattiti interessantissimi, pubblici, organizzati con cura e metodo. Ho avuto la ventura di poter sedermi ad ascoltare uno di questi, chiamato “Hannah Arendt, über Politik und Philosophie”, cioè “Hannah Arendt su politica e filosofia”. Organizzato tra le 20,00 e le 22,00 del 26 giugno, nella Hochschule für Politik, aveva proprio tutto, dalla proiezione del film al rinfresco serale.

Per tutti coloro i quali pensano ancora, vista la cattiva fama, che la Germania sia una nazione da evitare, per lingua ostica, per il “tedesco cattivo”, per il cibo scarso, potranno cambiare idea facilmente con una semplice visita in loco. Per il cibo, essendo la Germania una nazione altamente globalizzata, non v'è problema. Si trova sia il kebap (nato in loco dagli emigranti turchi) alla pizza, dai crauti allo stinco di maiale. Per i trasporti, non v'è dubbio che il prezzo sia a tratti elevato, ma è compensato dal servizio ineccepibile e puntuale. La lingua è spesso compensata dall'inglese, conosciuto da quasi tutti gli strati della popolazione. Molte parole italiane sono ormai entrate nel linguaggio comune, quindi vengono facilmente intese.

Lo sport è patrimonio tedesco, così come il verde. Ore e ore nei parchi germanici non basterebbero per visitarli tutti.

Si potrà obiettare che la Germania non presenti difetti. Forse li han proprio dimostrati prima e dopo la partita di calcio. Si sa, amano l'Italia, ma non gli italiani. Strana cosa questa: chi ha realizzato la nazione al di là del Brennero, se non quel popolo chiamato proprio “italiano”?

Valentino Quintana per Agenzia Stampa Italia

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