Martedì, 22 Settembre 2026
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Politica Nazionale

Servizio pubblico RAI, la riforma entra nel vivo: confronto acceso sulla governance

Di Carlo Armanni 3 Agosto 2026 – 08:49 2 min di lettura

(ASI) Il dibattito sulla riforma Rai nasce a seguito dell’entrata in vigore dell'European Media Freedom Act, il regolamento europeo che introduce nuove garanzie per l'indipendenza editoriale e gestionale dei media pubblici.

L'Italia è pertanto chiamata ad adeguare la propria normativa, in particolare per quanto riguarda le procedure di nomina dei vertici della Rai e i meccanismi di governance. 

La riforma della governance della Rai entra in una fase decisiva. La maggioranza di centrodestra ha presentato in Commissione Lavori pubblici e Comunicazioni del Senato quattro emendamenti al disegno di legge con l'obiettivo di modificare alcuni degli aspetti più delicati e da sempre più controversi, dell'organizzazione del servizio pubblico radiotelevisivo. Il confronto politico si estende soprattutto per quanto attiene alle modalità di nomina dell'amministratore delegato, alla durata del Consiglio di amministrazione e al sistema di finanziamento della Rai.

Tra le novità principali figura il trasferimento della nomina dell'amministratore delegato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze al Consiglio di amministrazione della Rai; il Ministero dell'Economia manterrebbe la facoltà di indicare due componenti del Consiglio di amministrazione, ma non avrebbe più il potere di proporre l'amministratore delegato.

Un'altra modifica riguarda la durata del Consiglio di amministrazione (Cda), che passerebbe dagli attuali tre a quattro anni, in quanto una durata maggiore consentirebbe di sviluppare con maggiore continuità e profondità, i piani industriali ed editoriali dell'azienda, in linea con le indicazioni europee.

Il presidente sarebbe scelto dal Consiglio di amministrazione e successivamente sottoposto al voto della Commissione parlamentare di Vigilanza, attraverso due votazioni a maggioranza dei due terzi, ed eventualmente dalla terza in poi, adottando la semplice maggioranza assoluta. 

Le forze di opposizione sostengono che il nuovo sistema non eliminerebbe realmente completamente l'influenza della maggioranza, poiché il Consiglio di amministrazione continuerebbe a essere nominato prevalentemente attraverso meccanismi parlamentari, critiche confermate anche dalla FNSI, la Federazione nazionale della stampa italiana. Il confronto parlamentare delle prossime settimane servirà dunque a verificare, se le modifiche proposte, saranno considerate sufficienti a soddisfare gli obiettivi indicati dall'Unione europea.

Carlo Armanni - Agenzia Stampa Italia 

Foto AI ChatGPT su prompt di Carlo Armanni
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