Il presidente dell'Italia dei Diritti traccia un filo rosso tra le discriminazioni nei municipi e la violenza di genere: "Il 43% dei piccoli comuni viola la legge"
(ASI) Roma - "Il prestigio di un ordinamento democratico non si misura soltanto dalla qualità delle sue leggi nazionali, ma dalla capacità delle sue cellule periferiche, i comuni, di incarnarne i valori fondamentali. Eppure, in Italia, esiste una "zona d'ombra" amministrativa che coinvolge migliaia di enti locali e che rappresenta un segnale politico di estrema gravità.
Al centro della denuncia di Antonello De Pierro, giornalista e presidente del movimento Italia dei Diritti-De Pierro, vi è il sistematico disprezzo della norma sulla parità di genere nelle giunte comunali, un fenomeno che non è solo una violenza burocratica, ma il sintomo di una malattia culturale profonda.
I numeri del dissenso, una democrazia "monca"
Secondo le rilevazioni elaborate dal movimento, nei comuni sotto i 3000 abitanti la situazione è allarmante: nel 43% dei casi le giunte comunali non rispettano le quote di genere previste dalla normativa vigente. Si tratta di una realtà dove le donne sono relegate ai margini dei processi decisionali, escluse da quegli organismi esecutivi che dovrebbero rappresentare l'intero corpo sociale.
Per De Pierro non si tratta di una questione di "galateo politico", ma di una violazione dei diritti civili che mina la credibilità dello Stato. Se la legge impone la presenza di entrambi i generi nella composizione del governo locale, l'elusione di tale precetto trasforma l'istituzione in un territorio di prevaricazione maschile, protetto da una preoccupante assenza di sanzioni immediate e incisive.
Il nesso invisibile, dalle giunte al femminicidio
Il focus di De Pierro si sposta su un piano sociologico di rara lucidità: il legame tra l'esempio istituzionale e la deriva violenta dei rapporti umani. Sebbene il tema del femminicidio sia stato oggetto di aspre critiche legislative da parte del movimento (in particolare contro l'insufficienza di norme meramente repressive), il leader dell'Italia dei Diritti - De Pierro evidenzia come la violenza domestica tragga linfa vitale proprio dai messaggi che partono dai palazzi del potere.
"Se le istituzioni — spiega in una nota De Pierro — sono le prime a dare il cattivo esempio, ignorando la presenza femminile o considerandola un accessorio sacrificabile sull'altare di equilibri politici interni, si invia un messaggio devastante alla collettività. Si avalla indirettamente quel retaggio subculturale che vede la donna come un soggetto subordinato. Questa percezione di inferiorità, se alimentata dalla prassi amministrativa, diventa il terreno fertile su cui maturano i sentimenti di possesso e la prevaricazione, che nei casi più tragici sfociano nel femminicidio. La sfida è culturale: le istituzioni devono essere specchi di civiltà, non santuari del pregiudizio".
La proposta choc, poteri ai prefetti e scioglimento dei consigli
L'analisi del presidente non si limita alla denuncia, ma approda a una proposta legislativa dirompente, volta a colmare l'attuale vuoto sanzionatorio. Attualmente, infatti, il mancato rispetto delle quote di genere nelle giunte non comporta conseguenze fatali per l'amministrazione, limitandosi spesso a ricorsi amministrativi lunghi e dall'esito incerto.
L'Italia dei Diritti-De Pierro propone una riforma radicale: fornire ai prefetti il potere di sciogliere i consigli comunali che non rispettano la quota di genere e mandare a casa i sindaci.
La logica proposta da De Pierro è stringente: il rispetto della parità di genere deve essere considerato un requisito di legittimità amministrativa essenziale, al pari dell'approvazione del bilancio. Serve un'equiparazione normativa. Come un Comune cade se non è in grado di gestire le proprie finanze (mancata approvazione del bilancio), allo stesso modo deve cadere se non è in grado di garantire la rappresentanza democratica di genere.
E serve altresì un'inversione dell'onere della prova. Il sindaco deve essere obbligato a dimostrare di aver esperito ogni tentativo possibile per adempiere la norma. Questo significa non limitarsi ai nomi all'interno della propria lista elettorale, ma cercare attivamente nella società civile, nelle figure professionali del territorio e, se necessario, attingendo persino alle file dell'opposizione.
Un presidio di legalità
"Senza una sanzione estrema — conclude De Pierro — la norma resterà una grida manzoniana. Lo scioglimento del consiglio è l'unico deterrente capace di costringere la classe politica locale a superare il maschilismo strutturale. Non si può accettare che il 43% delle giunte sia composto da soli uomini in barba alla legge. È un vulnus democratico che lo Stato non può più permettersi di tollerare se vuole davvero dirsi civile".
La battaglia dell'Italia dei Diritti-De Pierro si configura dunque come un presidio di legalità istituzionale: un richiamo alla coerenza che parte dai piccoli centri per arrivare al cuore del sistema Paese, ricordando che la difesa dei diritti delle donne inizia tra le mura dei municipi, prima ancora che nelle aule di tribunale." Conclude la nota di Antonello De Pierro Italia dei Diritti - De Pierro.
* Fonte fo inviata con nota a Redazione ASI Ufficio Stampa Italia dei Diritti - De Pierro.




