(ASI) “La povertà culturale non riguarda solo la mancanza di denaro, ma l’assenza di accesso a libri, cinema, teatro, musei, musica e occasioni di crescita personale.
Questa forma di povertà limita conoscenze, senso critico, creatività e partecipazione sociale. Uno dei segnali più evidenti è la chiusura di molte biblioteche, soprattutto nei piccoli comuni e nelle periferie. Una questione grave e allarmante visto che le biblioteche sono spazi di incontro, studio e confronto, fondamentali per i giovani che cercano luoghi gratuiti dove leggere, usare internet o partecipare ad attività culturali. La loro chiusura priva i quartieri di un punto di riferimento educativo e sociale. Insomma, mentre le grandi città offrono più cinema, librerie ed eventi, periferie e piccoli paesi hanno opportunità molto più limitate. In tal modo la povertà culturale in quei posti rischia di privare le persone degli strumenti necessari per comprendere il mondo, esprimersi e costruire il proprio futuro. Non si vede subito, ma incide sulla qualità della vita, sulle opportunità e sulla capacità di immaginare un futuro diverso. È chiaro ed evidente che è necessario e concreto l’intervento delle istituzioni: contrastare questa forma di povertà infatti significa garantire a tutti - indipendentemente dal luogo in cui vivono o dalle risorse economiche - la possibilità di accedere alla cultura come diritto fondamentale. Solamente così la nostra comunità potrà crescere più equa, più aperta e più ricca di idee”. Così, in una nota, Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente della associazione Bandiera Bianca



