(ASI) Chieti - Il 25 Aprile da ormai 81 anni si festeggia una "Liberazione" che, se guardata con onestà storica e senza paraocchi ideologici, rivela un volto ben diverso da quello dei libri di scuola. Ecco alcuni punti su cui riflettere:
- Il mito del "protagonismo" partigiano: La verità è che l’apporto militare della Resistenza è stato strategicamente superfluo. L'Italia è stata liberata dagli Alleati, che ci hanno trattato come uno Stato sconfitto con un trattato di pace umiliante. La "libertà" è stata un'imposizione esterna, accettata da una popolazione rimasta per la stragrande maggioranza indifferente al cambio di "bandiera".
- Quale libertà? Siamo passati dallo Stato sociale del "Ventennio" al ritorno oggi di fatto a una condizione pressoché simile a quello dello Stato liberale pre-fascista. Ma lo Stato liberale tutelava solo i "Notabili" e i loro diritti negativi (libertà dallo Stato), quindi il ritorno alla libertà non è Stato per tutti, ma solo per coloro che fra la borghesia volevano tutelare i loro privilegi, il Popolo sotto il Fascismo ha migliorato la sua condizione sociale e materiale (diritti attraverso lo Stato). Il Fascismo, con tutti i suoi limiti, aveva costruito un’architettura sociale (lavoro, pensione, sanità, case popolari) che metteva al centro le classi più povere. Molto di quel benessere è stato ereditato dalla Repubblica (pensate all'AGIP fascista diventata poi l’ENI di Mattei) che ha dato il via al Boom Economico italiano fra gli anni Cinquanta e i Sessanta del Novecento, trasformando l'Italia in un produttore di carburante e non più solo un acquirente.
- Il paradosso della Prima Repubblica: Finché c’era il blocco sovietico, il Capitalismo ha dovuto mantenere un volto umano. La paura del Comunismo ha costretto i governi a concedere diritti e Welfare. Ma dopo il 1989, caduta l'Urss, il capitalismo è diventato selvaggio.
- Ritorno all'Ottocento: Oggi lo Stato Sociale è ridotto ai minimi termini. Abbiamo barattato le tutele concrete del lavoro e della dignità sociale con una "libertà" astratta che ci rende solo individui soli davanti al mercato. Di fatto, siamo tornati ai livelli dello Stato liberale ottocentesco: diritti sulla carta, ma pancia vuota per chi sta in basso.
Forse il 25 Aprile, più che festeggiare una vittoria che non è stata nostra, dovremmo chiederci quando abbiamo smesso di essere una comunità nazionale per diventare merce nelle mani del capitale globale.
Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia
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