(ASI) Una Legge a dir poco storica la n. 34 del 2026 che pone un severo freno alla denominazione dell’artigianato che di fatto diventa protetto da una sorta di scudo contro i tanti troppi inganni nella filiera regina del made in Italy.
Una stretta importante sulla cosiddetta ‘artigianalità finta’ la si trova negli articoli 15 e 16 che hanno lo scopo di porre un freno all’abusivismo denominativo con sanzioni a partire da 25mila euro. Sanzionato dalla nuova normativa l’utilizzo improprio o ingannevole dei termini “artigiano” “artigianato” e “artigianale”.
Termina quindi l’era delle ambiguità terminologiche su un comparto che. Ha numeri rilevanti. Le imprese artigiane in Italia sono 1 milione e 250 mila e danno lavoro ad oltre 2 milioni e mezzo di addetti non considerando l’indotto.
Sul versante abusivismo i dati parlano di oltre 850 mila realtà fuori regola che, con la nuova normativa dovrebbero svanire grazie all’obbligatorietà di rientrare in uno specifico albo di settore. Grande soddisfazione giunge da CNA, i cui comparti dell’artigianato d’eccellenza sono sotto i riflettori internazionali. Il presidente, Dario Costantini, ha commentato: “Ora è essenziale assicurare controlli capillari da parte delle autorità competenti, a garanzia degli artigiani e soprattutto dei consumatori”. Commenti importanti giungono anche dal settore orafo, il fiore all’occhiello del made in Italy. “Finalmente il legislatore ha posto fine alla concorrenza sleale, determinando la vittoria dell’autentica e dell’ eccellenza vera” - commenta Romualdo Pettorino, presidente degli Orafi Campani di CNA. “Anche noi orafi - ha continuato Pettorino - ci sentiamo protetti da questo scudo legale che rappresenta una tutela fondamentale per il nostro lavoro, per la manualità e creatività di tanti veri artigiani”. Il presidente Pettorino ha poi ricordato: “E’ anche grazie all’impegno di CNA che oggi abbiamo una nuova regolamentazione chiara e incisiva che, come sottolinea il nostro presidente Costantini, stabilisce un principio fondamentale: l’artigianato non è uno slogan, è un mestiere che va prima protetto e poi promosso”. “Non resta che promuovere l’aggregazione fra le imprese artigiane, rimodulando il contratto di rete al fine di migliorare la competitività e l’accesso a opportunità di commesse e finanziamenti che non potrebbero essere erogati a singole entità” - ha poi concluso il presidente Pettorino.



