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(ASI) La scorsa settimana il Senato ha approvato in extremis un emendamento al Dl Liberalizzazioni che di fatto vieta alle banche di imporre commissioni sull’apertura di linee di credito e sul massimo scoperto. La norma, che a causa di un disguido tecnico si applica a tutte le banche, mentre avrebbe dovuto riguardare solo gli istituti che non si attenevano a particolari standard di trasparenza nell’offerta di servizi, ha provocato per protesta le dimissioni dei vertici dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana).

 Nelle forze di maggioranza e nel governo è maturata la necessità di correggere il provvedimento, ma non nel decreto in cui è stato inserito, bensì in un altro decreto, quello sulle semplificazioni in esame alla Camera.

Già così la procedura ha poco senso perché se ne infischia completamente di ogni principio di semplificazione e chiarezza della legislazione.

La questione diviene molto più rilevante alla luce della lettera inviata pochi giorni fa dal Capo dello Stato. In quella missiva, il presidente Napolitano, richiamando una recente sentenza della Consulta, rappresentava al Parlamento l’esigenza di rispettare il principio dell’omogeneità di materia, ovvero non inserire nei decreti legge emendamenti che non avevano attinenza con l’oggetto del Dl, perché altrimenti sarebbero stati incostituzionali.

La lettera del Presidente della Repubblica è stata immediatamente utilizzata per cassare circa 700 emendamenti presentati al Dl semplificazioni perché considerati inammissibili proprio per estraneità di materia. La semplificazione delle procedure per le adozioni, le norme per impedire le dimissioni in bianco, e proposte relative all’agenda digitale, non sono state considerate omogenee con il decreto in materia di Semplificazioni.

Per le banche tutto questo non sembra valere, dal momento che i relatori del Dl semplificazioni hanno già preparato l’emendamento che corregge la norma approvata al Senato e domani si apprestano a depositarla. Va da se che se questo accadrà sarà molto grave perché vorrà dire che le regole in Parlamento vengono fatte rispettare a fasi alterne, ma soprattutto a seconda delle convenienze della maggioranza e del governo.

Nella “Fattoria degli Animali” Orwell racconta che un una notte, improvvisamente, a fianco della regola numero uno che stabiliva l’uguaglianza di tutti gli animali comparve la postilla che i maiali erano più uguali degli altri. Speriamo che nessuno voglia affermare con i fatti che anche in Parlamento alcuni emendamenti sono più uguali degli altri.

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