Base MAGA contraria alla guerra all'ira. Base sempre più distante dalla politica del predidente Trump. A rischio vittoria repubblicani elezioni midterm.
(ASI) Un fulmine a ciel sereno squarcia l'amministrazione Trump. Joe Kent, Direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo (NCTC) e figura storica del movimento MAGA (Make America Great Again), ha rassegnato le sue dimissioni il 17 marzo 2026. Non si tratta di un semplice avvicendamento burocratico: le parole di Kent, ex Berretto Verde molto amato dalla base, mettono a nudo una profonda spaccatura ideologica all'interno del sostegno al Presidente.
Kent accusa apertamente Trump di aver tradito la promessa di porre fine alle "guerre infinite", trascinando gli Stati Uniti in un conflitto contro l'Iran basato su "falsi pretesti" e spinto unicamente dagli interessi di una potenza straniera, Israele.
Le Dichiarazioni Shock: "Nessuna Minaccia dall'Iran"
Il "polverone politico" sollevato da Kent scuote le fondamenta stesse del conflitto USA-Iran-Israele, entrato nella sua terza settimana dopo gli attacchi congiunti del 28 febbraio che hanno portato all'eliminazione della Guida Suprema Ali Khamenei. Nella sua lettera di dimissioni e in post infuocati sul suo profilo X, Kent ha smantellato la narrativa ufficiale della Casa Bianca.
Ecco i punti cardine delle sue affermazioni:
- Assenza di minaccia imminente: Kent ha negato categoricamente che Teheran rappresentasse un pericolo attuale e diretto per la nazione americana: "L'Iran non rappresentava una minaccia imminente", ha scritto, invalidando la giustificazione principale dell'attacco.
- La Ppressione della "Lobby": La decisione di scatenare la guerra non sarebbe frutto di una strategia di difesa nazionale USA, ma il risultato della "pressione di Israele e della sua potente lobby americana". Secondo Kent, Trump avrebbe ceduto a interessi terzi.
- Il Precedente dell'Iraq: Confermando una grave obiezione di coscienza, Kent ha dichiarato di non poter sostenere il conflitto, definendolo il prodotto di una campagna di disinformazione deliberata, paragonandola esplicitamente ai falsi pretesti che portarono alla guerra in Iraq del 2003.
USA e il Vizio dei "Falsi Pretesti": Violato il Diritto Internazionale
Le accuse di Kent sollevano un tema storico e doloroso per la politica estera americana: la tendenza a fabbricare giustificazioni ("falsi pretesti") per attaccare nazioni sovrane. L'azione militare congiunta USA-Israele del 28 febbraio, priva di un mandato esplicito del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e non configurabile come legittima difesa a fronte di una "minaccia non imminente", si configura come una palese violazione del diritto internazionale.
Kent, veterano di mille battaglie, solleva il velo su una prassi oramai consolidata: l'uso dell'intelligence non come strumento di conoscenza, ma come mezzo per manipolare l'opinione pubblica e giustificare guerre d'aggressione contro stati sovrani, ignorando le regole della convivenza internazionale.
Il Contesto: Reazioni e lo Scontro nel MAGA
Le dimissioni arrivano in un momento di tensione geopolitica estrema. La reazione del Presidente Trump è stata gelida e sprezzante: ha accettato le dimissioni definendo Kent "un bravo ragazzo ma molto debole sulla sicurezza". Di contro, Karoline Leavitt, Portavoce della Casa Bianca, ha goffamente ribadito che l'attacco era necessario per prevenire un immaginario "imminente rischio".
La frattura è reale. Se l'opposizione e ONG come il CAIR cavalcano le parole di Kent per chiedere al Congresso di fermare il conflitto all'Iran, la vera novità è lo sconcerto nella base MAGA. Kent rappresentava l'ala del "realismo" e dell'isolazionismo ("America First"), convinta che il sangue americano non dovesse più essere versato per guerre altrui. Gli effetti sono evidenti: una clamorosa perdita di consenso fra i suoi votanti.
Ora, in un periodo estremamente critico per gli Stati Uniti, sconvolti dallo scandalo Epstein, vicenda in cui non si è fatta piena luce sulle connessioni internazionali del pedofilo, sui suoi rapporti con importantissimi politici ed esponenti della finanza USA e mondiale. Invece si è voluto decidere l'attacco USA alla Repubblica islamica dell'Iran Per questo sorgono spontanee alcune domande che impegnano sia gli analisti sia i sostenitori del Presidente:
perché Donald Trump ha scelto di seguire gli interessi geopolitici di Israele, arrivando a violare il diritto internazionale e a rischiare una guerra globale, invece di tutelare gli interessi reali dei cittadini e dei soldati degli Stati Uniti?
Inoltre, cosa ha spinto il presidente Trump a mettere così seriamente a rischio la tenuta dei Repubblicani alle imminenti elezioni di metà mandato di novembre?
Senza dimenticare che, con la possibile vittoria dei Democratici alle elezioni midterm, Donald Trump rischierebbe concretamente l'impeachment.



